L'assalto all'Inps lo dimostra: banda larga o barbarie

Andrea Minuz

Qui è in gioco la nostra civiltà. Riforme, infrastrutture digitali e streaming in 4k subito. La necessità di uscire dal passato (remoto) tecnologico

Dopo l’assalto ai forni, l’assalto all’Inps. Dopo la grande metafora di essere tutti “al centro della Storia” ma senza poter uscire dalla cameretta, ecco un nuovo scintillante capitolo del Grande Romanzo Italiano: autocertificazione “scanzate”, è arrivato il crash dell’Inps, dal lockdown al breakdown. Perché “Covid-19” contro sito dell’Inps è uno scontro epico, titanico, è il virus nel “sistema”, roba da film Marvel. Bellissima è apparsa sin da subito l’idea di una gara a colpi di click, un “Corri Italia” con le domande in ordine cronologico, prese quindi per intuizione, velocità e rapidità di esecuzione. Poi invece no. Poi boh. “Adesso stiamo ricevendo 100 domande al secondo” ha spiegato il presidente Tridico, “una cosa mai vista sui sistemi dell’Inps”. Ma chiunque ha avuto a che fare con il sito in passato, sa bene che la retorica dell’emergenza e dell’eccezionalità funziona fino a un certo punto. I moduli dell’Inps son sempre stati come il wi-fi di Trenitalia o le prime partire di calcio su Dazn. A questo punto meglio prendersela coi troll russi, che tra camionette militari in strada e hacker nel sistema pensionistico avrebbero in effetti messo a punto il golpe italiano perfetto. Chissà. Ma ormai è chiaro come stanno le cose: banda larga o barbarie. Qui è in gioco la nostra civiltà. Riforme, infrastrutture digitali e streaming in 4k subito. C’è in italiano questa bellissima parola che usavamo prima dell’improvvisa irruzione di Zoom, di Google Meet e dello “smartuòrchi” (pronunciato così, à la Giuseppe Conte): lavorare da “remoto”. Perfetta per noi. Perfetta l’Inps. Remoto, moltissimo remoto, praticamente irraggiungibile. Ecco, proviamo a uscire dal passato remoto.

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