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Perché il gran debutto di Apple sui servizi (lo streaming!) è pieno di problemi

I video, la musica e le news. L'azienda di Cupertino entra in un settore piuttosto affollato 

16 Febbraio 2019 alle 06:00

Perché il gran debutto di Apple sui servizi (lo streaming!) è pieno di problemi

(Foto LaPresse)

Milano. Lo si dice ormai da anni: Apple deve diventare una società di servizi. È una traiettoria inevitabile, ché il filone d’oro dell’iPhone si sta esaurendo, piano piano i conti hanno cominciato a risentirne, e i mercati sono così preoccupati che Apple ha perso molte posizioni nella classifica delle aziende di maggior valore al mondo, in cui aveva primeggiato per anni. Ci sono soltanto due modi per continuare a godere di un primato tanto importante: il primo è creare un altro prodotto come l’iPhone, rivoluzionario e capace di generare da solo nuovi mercati globali. Sono cose che capitano un paio di volte ogni secolo, e sono rare le possibilità che succeda due volte di fila dentro la stessa azienda, nei medesimi laboratori.

 

L’altro modo è vivere della rendita dell’iPhone e trovare un’altra fonte di introiti, sicura e stabile. I servizi, appunto. Questo significa passare dall’essere il produttore dell’iPhone a essere il produttore dell’iPhone e dei contenuti che ci passano sopra. È un progetto a cui Apple anela da un decennio, ormai. Periodicamente sui media specializzati si diffondono voci incontrollate attorno al fatto che l’azienda di Cupertino starebbe creando, per esempio, il proprio servizio di streaming, ma sempre vengono smentite. I segnali, però, ci sono tutti. Apple commercializza da anni la sua Apple Tv, un parallelepipedo di metallo che si attacca alla televisione e serve per collegarsi a iTunes e vedere i contenuti (di altri). Da tempo immemorabile ormai gli analisti dicono che la Apple Tv è un cavallo di troia per entrare nei salotti degli utenti, ma Apple non ha mai davvero sfruttato l’occasione.

 

Le mosse di Amazon hanno continuato a confondere gli analisti. L’azienda, per esempio, ha già commissionato una serie impressionante di contenuti audiovisivi originali. Ha firmato un contratto con Oprah per uno show che durerà anni, ha commissionato un film al regista di “La La Land”, una serie fantascientifica al creatore di “Battlestar Galactica”, una serie per bambini ai creatori di “Sesame Street”, un film con Jennifer Aniston. In tutto i progetti sono più di una ventina, e moltissimi altri sono in arrivo. In tutto, Apple prevede di spendere 4,2 miliardi di dollari in contenuti audiovisivi entro il 2022. Ma cosa ci fa con tutti questi contenuti originali se non ha nessuna piattaforma con cui farli vedere?, si chiedevano gli analisti.

 

Le indiscrezioni dicono che il momento in cui Apple si lancia davvero sui contenuti sia infine arrivato. A seconda dei rumors, pubblicati un po’ da Cnbc e un po’ da Bloomberg, Apple potrebbe fare un grande evento di lancio tra la fine di marzo e aprile, invitare mezza Hollywood, e presentare un servizio di streaming simile a Netflix e ad Amazon Prime, in cui, come fa la concorrenza, pubblicare contenuti propri e comprati in licenza da altri produttori. Per ora, la strada è in salita. Né Netflix (comprensibilmente) né Hbo, il produttore tra gli altri di “Game of Thrones”, vogliono partecipare al progetto di Apple.

 

Allo stesso modo, Apple sta incontrando difficoltà nel suo altro servizio di punta, quello delle news, che secondo alcune indiscrezioni dovrebbe essere uno Spotify o Netflix di magazine e quotidiani: ti iscrivi, paghi un abbonamento mensile e ottieni tutti i giornali che vuoi. Il nuovo Apple News, che si basa su un servizio chiamato Texture, acquisito l’anno scorso, sta incontrando difficoltà notevoli perché Apple è andata dagli editori con questa proposta: noi vi forniamo una piattaforma scintillante per ottenere più abbonamenti, ma voi ci date il 50 per cento dei ricavi. La cifra è stata considerata esosa, specie dai quotidiani.

 

Con l’iPhone Apple ha creato un mercato tutto nuovo, ed è stata la prima ad approfittarne. Lanciandosi nei servizi, la casa di Cupertino entra in un settore già piuttosto affollato, in cui sarà difficile conquistare lo stesso primato. Lo dimostra Apple Music, il servizio di streaming musicale, che nonostante la crescita sostenuta è ancora dietro a Spotify come numero di utenti.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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