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Viva l’uomo da un trilione di dollari

Il record di Apple è una vittoria di Tim Cook, manager “noioso”

4 Agosto 2018 alle 06:00

Viva l’uomo da un trilione di dollari

Tim Cook (foto LaPresse)

Giovedì il titolo di Apple ha superato la quota di 207,39 dollari, cosa che ha portato il valore dell’azienda più ricca del mondo oltre la vertiginosa quota di un trilione di dollari, cioè mille miliardi. Nessuna azienda nella storia ha mai raggiunto, in termini assoluti o relativi, un traguardo del genere, ma il ceo, Tim Cook, con il solito understatement ha spiegato nella lettera di congratulazioni ai 120 mila dipendenti che il dato finanziario “non è la misura più importante del nostro successo”. Contano di più i prodotti, la cura dei clienti, i valori che l’azienda incarna. Il successo trilionario della Mela è innanzitutto una vittoria di Cook, l’amministratore delegato “normale” che è succeduto al visionario Steve Jobs, un marziano che ha imposto il marchio Apple concependo e realizzando prodotti che hanno rivoluzionato per sempre il mercato della tecnologia e l’esperienza degli utenti. Sotto l’egida di Cook, manager incrementale, Apple ha smesso di lanciare innovazioni radicali e si è concentrata sul perfezionamento dei prodotti esistenti, attirandosi un certo numero di critiche per avere abbandonato lo spirito corsaro e innovatore del fondatore. Il guru della comunicazione di Jobs, Ken Segall, ha perfino detto che la strategia di vendita di Cook è “noiosa”. Mentre lui si annoiava, il ceo ha allargato la produzione a dismisura, ha sfondato nuovi mercati, ha razionalizzato i costi, sistematizzato, siglato accordi e curato investimenti di proporzioni ciclopiche che non sono sexy quanto il lancio di un device che nessuno aveva ancora immaginato, ma sono quelli che portano l’azienda dall’ordine dei miliardi a quello dei trilioni. Il mercato non è (soltanto) dei visionari.

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