Il curioso caso del giovane Sayman

Indizi sull’uso opposto della manodopera digitale di Google e di Facebook

8 Maggio 2018 alle 06:00

Il curioso caso del giovane Sayman

Michael Sayman (Foto profilo Twitter @michaelsayman)

La carriera professionale del giovane nerd Michael Sayman insegna molto sull’approccio differente, anzi opposto, verso gli sviluppatori di applicazioni tenuto da Google e da Facebook. Gli sviluppatori sono in un certo senso la manodopera dell’economia digitale perché inventano e forgiano le applicazioni che è possibile usare dentro e fuori le piattaforme. Google sta portando in palmo di mano il 21enne Sayman che è il cofondatore e proprietario di “Arcade” un’applicazione per il social gaming che sarà lanciata in agosto. Non si sa molto dell’app a parte che conterrà elementi di un gioco a quiz, offrirà la possibilità di giocare con gli amici e consentirà agli utenti di creare account col numero di telefono. Sarà di sicuro un competitor delle applicazioni di gaming di Facebook e altre piattaforme. Google sta aiutando Sayman a svilupparla all’interno di Area 120, che è una divisione dove gli impiegati possono lavorare a startup interne alla compagnia di Mountain View. I dipendenti di Google sono incoraggiati a dedicare il 20 per cento del loro tempo ad Area 120. La storia è istruttiva perché Sayman all’età di 19 anni passò anche da Facebook e impressionò il fondatore Mark Zuckerberg con l’app Lifestage che trasformava i profili degli utenti in video-diari, sul modello di Snapchat. Facebook decise di chiudere l’applicazione visto lo scarso successo ma imparò molto dal giovane talento di Sayman. Infatti con l’app Facebook Stories ha replicato il modello Snapchat sviluppando l’idea del ragazzo. Mentre Google coltiva i talenti, e magari li esalta, Facebook sembra invece trattare gli sviluppatori come manodopera sfruttando le intuizioni migliori. Le nuove e necessarie restrizioni applicate dopo lo scandalo Cambridge Analytica potrebbero peggiorare le cose.

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