La rivincita dell’analogico

Una questione di limiti e di sensi. Vinili, libri di carta, rullini fotografici non sono solo nostalgia

7 Maggio 2018 alle 11:21

La rivincita dell’analogico

Foto LaPresse

Per molto tempo il rapporto tra digitale e analogico è stato visto come una contrapposizione: smartphone o telefono a conchiglia, iPad o carta, mp3 o vinile. Bianco o nero, prima o dopo, una logica viziata proprio dalla rigidità del codice binario, cioè da un alfabeto composto da due soli simboli (zero e uno), una logica nemica delle complessità e delle sfumature della vita reale. Partiamo da qui per capire il senso di una controrivoluzione lenta ma costante che sta riportando...

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    07 Maggio 2018 - 23:11

    La questione si addentra nella filosofia, per esempio nella diatriba "Natura facit saltus" versus "Natura non facit saltus". L'informazione "discreta", cioè per quanti definiti, non ammette intermedi, ma solo categorie, come l'1 è differente da 0. L'informazione "continua" permette di pensare (e vedere) le sfumature, ristabilendo una continuità tra 0,1,2,3 e così via, ma polverizza le categorie. Il digitale, con poche categorie (meno sono, più facile è decifrarle), si adatta meglio alla povertà del giudizio dell'uomo, che non è in grado di cogliere la contraddizione intrinseca nella vita - infatti tale capacità è una funzione della coscienza, non della logica. I matematici dovrebbero essere coloro, che possono affrontare la questione in modo efficace.

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  • benedetto.macca4

    07 Maggio 2018 - 15:03

    Mah...a me sembra solo un patetico tentativo di privilegiare il contenente rispetto al contenuto. Ovvero, visto che produco opere assolutamente inadeguate dal punto di vista culturale e artistico, proviamo la strada del "famolo strano", chissà che qualcuno non abbocchi....

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