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Perché gli ultracinquantenni impazzano sui social network

Facebook perde milioni di utenti sotto i 25 anni, in compenso sta diventando un posto per adulti poco avvezzi al digitale

14 Febbraio 2018 alle 06:10

Perché gli ultracinquantenni impazzano sui social network

Foto via Wikimedia Commons

Roma. In India hanno messo in crisi la rete internet perché tutte le mattine si mandano stupidi messaggini di buongiorno a centinaia di milioni. Con la loro scarsa esperienza delle cose digitali, sono tra i principali indiziati del successo delle fake news online, e dunque della crisi delle democrazie occidentali. Mettono in imbarazzo continuo figli e nipoti scrivendo commenti fuori luogo su tutte le piattaforme social. Ci tempestano di domande del tipo: mi è arrivato un messaggio vocale su WhatsApp ma non so ascoltarlo, mi aiuti? Sono una delle piaghe del nostro tempo. Sono i cinquanta-sessantenni che sbarcano per la prima volta su internet. Meglio ancora: sono i cinquanta-sessantenni che sbarcano per la prima volta su Facebook, per i quali il social è internet e internet è il social.

 

Lunedì la società di analisi eMarketer ha pubblicato le sue previsioni sull’utilizzo di Facebook nel 2018. Sono previsioni ragionate e ben fondate, che ci prendono quasi tutti gli anni perché si basano sui dati ufficiali del social network e su altri parametri quantitativi. Il responso è questo: negli Stati Uniti e in molti altri mercati avanzati, come per esempio il Regno Unito, Facebook sta perdendo milioni di utenti giovani, sotto ai 25 anni, e sta acquistando milioni di utenti più anziani, sopra ai 55 anni. Il social network più importante del mondo sta diventando un posto per adulti poco avvezzi al digitale. 

 

Nel dettaglio, eMarketer prevede che negli Stati Uniti il 2018 sarà il secondo anno di fila in cui Facebook sarà usato da meno della metà dei teenager americani tra i 12 e i 17 anni, mentre gli utenti nella fascia d’età 18-24 anni caleranno del 5,8 per cento. Nel frattempo, gli adulti di una certa età sono in crescita. Nel mercato britannico, per esempio, eMarketer (i dati sono stati presentati dal Guardian) prevede che Facebook perderà 700 mila utenti tra i 12 e i 24 anni, ma ne guadagnerà 600 mila sopra ai 45 anni.

 

Ora, questi numeri non devono essere usati per dire che Facebook è in crisi e che Mark Zuckerberg è spacciato I dati fiscali di Facebook, pubblicati due settimane fa, sono al solito spettacolari, e soprattutto molti dei teenager fuggiti dal social network si rifugiano su Instagram, che è un altro prodotto di Facebook, e dunque restano in famiglia – anche se Snapchat si è risollevato dalla crisi e conquista posizioni. Per Facebook non c’è nessun problema nell’immediato, ma se il trend (per ora piccolo: stiamo parlando di spostamenti di pochi milioni di utenti a fronte di un bacino totale di oltre un miliardo e mezzo) dovesse rafforzarsi il social network potrebbe perdere il suo dominio sulla prossima generazione di utenti internet. Ma c’è tempo per recuperare.

 

Più che per Mark Zuckerberg, dunque, il problema è che c’è un’intera generazione di utenti “anziani” che negli ultimi anni ha conosciuto internet per la prima volta attraverso la distorsione ottica dell’algoritmo di Facebook e pensa che il web sia un posto in cui ci si scambia i “Buongiornissimo! Caffè?” e si leggono le notizie “che i giornalisti non vogliono dire”. E’ un meccanismo piuttosto comune: la maggior parte degli adulti di una certa età che inizia a usare internet lo fa iscrivendosi al social network “per mettermi in contatto con i vecchi amici” , e tempo due mesi si trova a commentare sulle pagine terrapiattiste. Sono ovviamente generalizzazioni: milioni di ultracinquantenni hanno eccezionali competenze digitali e milioni di teenager sono completi babbei davanti a uno schermo lcd. Ma il trend, diciamo, non aiuta i più anziani.

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