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Consigli per start up. Partendo dalle basi: le risorse

Endeavor X alla ricerca delle imprese più promettenti

27 Luglio 2018 alle 06:12

Consigli per start up. Partendo dalle basi: le risorse

Foto via Pxhere

Mercoledì 25 luglio si è tenuto a Torino, presso le Ogr (Officine grandi riparazioni), il primo evento del programma di Endeavor X dopo la selezione delle sei start up con le potenzialità per diventare le prossime scale-up. Le tematiche di questo primo workshop si sono concentrate sul problema di come trovare le giuste risorse. Si sono toccate tutte le fasi, iniziando con l’attrazione, la selezione e il mantenimento delle stesse. La difficoltà più ricorrente consiste nel riuscire a comprendere quali sono le capacità personali. Questo tipo di conoscenze si può testare anche facilmente, mentre per le soft skills è più complesso. Tra le soluzioni emerse spiccano quelle dei test con metriche psicologiche e l’utilizzo di gamification, giochi che testano le varie attitudini. Durante tutta la sessione, le start up sono intervenute coordinate da Ed Capaldi, strategic advisor, e Pietro Novelli di Oliver James Associates, società di reclutamento internazionale. I due moderatori hanno suggerito le basi di un buon modo di reclutamento. Si parte dal conoscere esattamente quello che si vuole e si cerca – più facile a dirsi che a farsi – non solo a livello tecnico, ma pure nell’ambito della competenza nelle soft skills, tante volte non considerate con il giusto peso. In seguito, si passa alla ricerca di referenze tramite il proprio network, usando anche LinkedIn. Il successivo passo è l’intervista, con l’obiettivo finale che è la costruzione di un brand. Una volta che si è selezionato e testato – ma si ha ancora il dubbio che la persona sia adatta alla “cultura” della start up – si possono proporre anche start up dating, si lavora a un progetto per due settimane, quindi è necessario un mese per capire come una persona lavora e se porta il giusto equilibrio. Reclutare le giuste risorse è difficile.

  

Un’altra difficoltà evidenziata, più intensa di quella del reperimento dei primi dipendenti, è stata quella legata alle relazioni con i co-fondatori. Molti team hanno riscontrato problemi tra i co-fondatori che non riuscivano a lavorare insieme.

  

L’altro workshop della giornata si è concentrato sull’Open Innovation e Corporate Venture Capital, con Raffele Mauro, managing director di Endeavor Italia e con la testimonianza di Andrea Contri,  Head of Digitalization and Open Innovation presso Candy Hoover Group. I modelli d’innovazione delle grandi aziende sono un equilibrio tra risorse interne ed esterne. Le risorse esterne possono cadere in partnership strategiche con start up innovative, ma anche con università e centri di ricerca. L’evento, con persone selezionate tra investitori e altri imprenditori, si è svolto sui divanetti del bar nelle Ogr di Torino, come una chiacchierata in un talk-show, ascoltando le esperienze degli altri e condividendo le diverse dinamiche che si creano quando si affrontano dei problemi di cui risentono in molti.

  

La strategia di Open Innovation deve essere molto chiara e solida, ha detto Andrea Contri: “Prima del mio arrivo, l’innovazione era priorità ultima nella produzione. La riduzione del rumore della lavatrice può entusiasmare l’ingegnere, ma può non rientrare nelle priorità della direzione”, racconta Contri.

 

E’ un processo molto lungo far capire quanto sia importante la tecnologia, facendo anche comprendere che le intuizioni devono essere sempre accompagnate dalla lettura di quelle che sono le esigenze del mercato e dei clienti finali.

  

La chiave consiste nel riuscire a gestire una grande azienda come se fosse piccola. Il consiglio, quindi, è quello di avvalersi delle start up per testare un prodotto. Sono molto più veloci e dinamiche per portare a casa un risultato sul quale poi si potrà lavorare. Per quanto riguarda altri attori a cui rivolgersi, i politecnici di Milano e Torino sono tra le università che riescono ancora a capire le esigenze delle aziende e portano avanti grandi collaborazioni, mentre le altre sono ancora deboli e faticano a comprenderne le dinamiche.

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