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La ricerca che funziona

Perché è meglio tenere d’occhio i tre vincitori degli Everis Italia Awards

26 Aprile 2018 alle 06:00

La ricerca che funziona

Si sono conclusi gli Everis Italia Awards e sono state selezionate tre start up che andranno a partecipare alla finale internazionale a Madrid con la possibilità di ottenere come premio 60.000 euro. Gli Everis Awards premiano l’imprenditoria in tre campi: nuovi modelli di business nell’economia digitale, biotecnologia e salute, tecnologie industriali. I premi sono stati creati dalla fondazione Everis, nata per favorire l’imprenditoria e portare avanti progetti che possano dare un valore aggiunto alla società. Le start up selezionate vengono tutte dal campo della ricerca e hanno un grosso potenziale per portare innovazione in settori di cui, di fatto, c’è un reale bisogno di innovazione tecnologica proveniente dalla ricerca.

  

Partendo da Phononic Vibes, che propone una soluzione innovativa per l’abbattimento acustico e delle vibrazioni. Un’idea che nasce dalla ricerca di due ex dottorandi del Politecnico di Milano, Luca D’Alessandro e Giovanni Capellari, e consiste in strutture create con ripetizioni modulari della cella che conferiscono le peculiarità specifiche d’isolamento acustico, piuttosto che dalle vibrazioni. Il principio che sta dietro è quello della fisica dell’atomo, i pannelli possono avere diverse geometrie in base alle caratteristiche che servono. Possono essere realizzati con qualsiasi materiale, e loro li producono con materiale riciclato come la plastica. I campi di applicazione sono ovviamente quello delle barriere acustiche per le autostrade e per le macchine industriali di raffreddamento e di ventilazione, che sono molto rumorose. Il vantaggio di questi pannelli è che sono spessi tre centimetri, ingombrano meno e isolano meglio di quelli in commercio e riescono a far passare l’aria e al tempo stesso abbattere il rumore.

 

Il secondo campo di applicazione è quello della riduzione delle vibrazioni nel terreno di tram e linee ferroviarie. Il pannello, in questo caso, è inserito nel terreno ai lati dei binari senza andare a interferire con la struttura, riducendo i costi e i disagi per l’installazione senza dover andare a toccare i binari e fermare le linee e il traffico per i lavori. I test sono iniziati a ottobre 2017 con l’arrivo del brevetto. Per ora stanno facendo le prove su piccola scala.

  

Captive System, invece, propone un sistema innovativo per la gestione delle risorse idriche in campo industriale. Ruggiero Pesce co-autore del brevetto con Davide Moscatelli, spiega com’è nata l’idea: “Stavamo lavorando al Politecnico di Milano nell’ingegneria chimica, portando avanti una ricerca sulle particelle magnetiche in campo biomedicale. Nel frattempo, abbiamo sentito notizie di acqua inquinate da idrocarburi e da lì abbiamo pensato di ampliare lo spettro delle applicazioni della ricerca”.

 

Il sistema prevede l’immersione di piccole spugne magnetiche (con un rivestimento apposito in base alla sostanza inquinante da rimuovere) nell’acqua da trattare per un massimo di trenta minuti. In seguito, l’acqua viene fatta passare per dei separatori magnetici e quindi filtrata. “La richiesta d’acqua aumenterà nei prossimi anni. Il 40 per cento delle acque che vengono utilizzate dalle industrie non sono trattate e quindi ne si limita l’utilizzo. Con questa tecnologia l’acqua che è utilizzata all’interno dell’industria può essere riutilizzata”, dice Pesce al Foglio. La start up è stata costituita nel giugno del 2016, e sta sviluppando accordi con una società di service per portare il prodotto alle industrie.

  

L’ultima startup vincitrice è la BiomimX, una spin-off del Politecnico di Milano. Paola Occhetta, una dei tre soci fondatori, spiega al Foglio: “Riproduciamo degli organi miniaturizzati, delle dimensione di una moneta, per testare i farmaci. Riproduciamo solo l’unità funzionale, al momento siamo più avanti per la riproduzione del cuore e del suo battito cardiaco, anche per la sua importanza. Tutti i farmaci devono essere testati per vedere se hanno effetti tossici sul cuore”. Questa start up risolve il problema dei test sugli animali. I farmaci, infatti, vengono testati su degli organi creati appositamente in laboratorio. Gli organi sono umani, vengono riprodotti da cellule umane. Nel caso delle cellule cardiache provengono da cellule staminali. Al momento sono nella fase di validazione.

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