gettyimages

Il Foglio sportivo

Il Giappone ha iniziato a correre e a divertirsi correndo. Il successo della maratona di Tokyo

Arielle Busetto

Domenica 3 marzo si terrà la 16esima edizione della maratona di Tokyo. Tra i percorsi più popolari, cinque chilometri nel centro della metropoli attorno al palazzo imperiale. Il perfetto inizio anche per chi non voglia sentirsi un maratoneta 

Il Giappone si è messo a correre, questa volta per divertimento. Domenica 3 marzo si terrà la 16esima edizione della maratona di Tokyo la corsa più popolare del Giappone cui si prevede partecipino 38mila persone, in linea come i numeri del 2023. A Tokyo, una dei percorsi più popolari per una corsetta domenicale, rimane il circuito attorno al palazzo imperiale. Cinque chilometri nel centro della metropoli sono il perfetto inizio per una persona che voglia sentirsi se non un maratoneta, almeno allenarsi per diventarlo. Negli ultimi anni questo percorso, però, soprattutto nei giorni festivi, è trafficato quanto una tangenziale nell’ora di punta. Donne, uomini, ragazzi, persone che si avventurano in una  corsa amatoriale vestiti di tutto punto.


Il Giappone ha una certa tradizione di corse su lunga distanza. Uno degli eventi sportivi più seguiti a livello nazionale è la Hakone Ekiden, la cui prima edizione risale al 1920, una maratona universitaria a staffetta di oltre 200 chilometri (andata e ritorno) che collega Tokyo e la cittadina di Hakone. Tuttavia, nonostante la popolarità di questo evento, fino agli inizi anni 2000, la maratona era ancora considerata una sport di nicchia. In quegli anni, l’allora sindaco di Tokyo, Shintaro Ishihara, voleva creare un evento che potesse attirare visitatori da tutto il mondo. Fu così che la prima maratona di Tokyo si tenne nel 2007. Aperto ai corridori amatoriali, e con un tempo massimo di 7 ore, era una sfida cui tutti potevano partecipare. Con oltre 30mila partecipanti, fu un successo senza precedenti. La maratona di Tokyo rese popolare questo sport e contribuì a diffonderlo in tutto il Giappone. Lo conferma il giornalista sportivo giapponese Masato Sakai. “A quei tempi non c’era nessun posto nel Giappone dove si potesse fare una maratona nel centro di una metropoli. Era un’esperienza inedita”. Ora le maratone si tengono in tutto il paese. Un sito per specialisti, runnet.jp, pubblica le date degli eventi divisi per categorie: correre durante la stagione dei ciliegi? O nelle località di mare più belle del paese? Non c’è che da scegliere.


Non solo, Sakai spiega che prima della maratona di Tokyo, lo sport era considerato poco in voga. “In precedenza, una maratona era considerata un po’ uno sport da uomini di mezza età (ojisan). L’evento l’ha resa molto più divertente. Partecipare nella maratona di Tokyo è uno status symbol per i giovani, e anche per tantissime donne”. Sull’onda del perfezionismo giapponese, si è creato un boom di persone che comprano abiti alla moda per podisti. Le stime al ribasso di un sito specializzato suggeriscono che ci siano 10 milioni di persone in Giappone che corrono per hobby, un decimo della popolazione.
Inoltre, la maratona di Tokyo è riuscita nell’intento del sindaco Ishihara: portare turisti stranieri nella capitale giapponese. Nel 2023 i partecipanti stranieri erano più di 12mila, quasi un terzo dei 38mila totali. Per dare un’idea della popolarità dell’evento, già per l’edizione del 2019 più di 330mila persone avevano fatto domanda per essere selezionati. Insomma, la maratona è una cosa seria. Tantissimi ambiscono ad avere la possibilità di correre a fianco ad atleti e podisti amatoriali da tutto il mondo. Secondo Sakai, questo successo è dovuto anche a un esercito di volontari (nel 2023 erano 10mila) che con calore e affetto incitano gli atleti per le strade di Tokyo. Sono battezzati con il gioco di parole "voluntainers", un misto di volunteer e entertainers, ovvero volontari e animatori. La filosofia degli organizzatori è che non si occupino semplicemente della quiete pubblica, ma siano veri e propri cheerleader, animatori che coccolano e spronano i partecipanti, con cartelloni scritti a mano e bibite per dissetarsi.
Domenica 3 marzo, 2024, la metropoli fermerà il traffico per l’evento. E il senso di attesa sembra è tangibile. “Anche quest’anno ci saranno molti atleti stranieri, credo sia un’opportunità per vedere la cultura giapponese, la nostra ospitalità, e sopratutto divertirsi in questo evento”, conclude Sakai.

Di più su questi argomenti: