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Primato stagionato

A 43 anni, Rohan Bopanna è  il nuovo numero uno al mondo nel doppio di tennis

Giorgia Mecca

"È un sogno che si avvera”, ha detto il tennista quarantenne dopo aver raggiunto la semifinale agli Australian Open. Il tennis ci ha abituato ai cannibali, a chi si strappa le maglie, a chi vuole vincere tutto, senza dividere niente con gli altri. Il doppio è davvero un altro sport

Da dove arriva tutta questa negatività, Gerry? Lo sai che fai una piccola smorfia ogni volta che sbagli una palla? Perché? Hai la fortuna di trovarti su un campo da tennis in una mattina di sole”.  Il doppio nel circuito professionistico è una mattina di sole.  

Il pubblico lo ignora, i protagonisti, giustamente, se ne fregano. Giocano per la gloria? No di certo. Giocano nell’anonimato e lo fanno principalmente per loro stessi, perché hanno tra le mani uno sport divertente che li porta in giro per il mondo quaranta settimane all’anno. Fanno acrobazie per pochi intimi, ma comunque sempre meglio che lavorare. Rohan Bopanna non ha più la cartilagine del ginocchio destro, scende in campo ogni volta con le cavigliere a entrambi i piedi, ha un principio di calvizie, la pancia di chi non ha più trent’anni e non si chiama Novak Djokovic. Se gli chiedono come fa a essere ancora così in forma lui risponde in modo pragmatico: “Faccio docce ghiacciate, un sacco di stretching, sto attento a non dimenticarmi mai i tape”. Il tennis come esperienza fisioterapica. Dal prossimo lunedì il tennista indiano sarà il più vecchio numero uno del mondo del tennis, a 43 anni e 330 giorni.  

I doppisti rappresentano una anomalia nel panorama egoriferito del circuito. Dividere lo spazio con un’altra persona contraddice il primo comandamento del tennis: vinci e perdi sempre da solo. Novak Djokovic è egoista perché è costretto ad esserlo, il doppista gioca in squadra, trascina il compagno alla vittoria, non è un bomber, è un assist man. Spesso sono considerati i reietti dell’Atp, ma è un errore. Forse sono quelli che più di tutti si sanno godere il privilegio di essere sportivi ad altissimi livelli seppur a bassa intensità.  

Alle Atp Finals di Torino era uno spettacolo osservare da vicino Bopanna and family muoversi per la città: pranzi e cene fuori, parenti sempre al seguito, grandi sorrisi da parte di tutti, autografi da firmare. Il tennis, il fatto di essere insieme a Matthew Ebden la sesta coppia più forte al mondo (i due hanno perso in semifinale), non era il fine della trasferta, ma solo un mezzo per godersi la vita un po’ di più rispetto ai comuni mortali. Il gettone di presenza di 132 mila euro è stata una carezza in più della trasferta made in Italy.

“Diventare numero uno è un sogno che si avvera”, ha detto dopo aver raggiunto la semifinale agli Australian Open, altro viaggio con famiglia sorridente al seguito. “È ancora più bello raggiungere questo traguardo dopo 20 anni nel circuito. Spero di essere una ispirazione per tutti i quarantenni, anche fuori dal mondo del tennis”. Il tennis ci ha abituato ai cannibali, a chi si strappa le maglie, a chi vuole vincere e vuole vincere tutto, senza dividere niente con gli altri. Il doppio è davvero un altro sport. Nessuna smorfia sugli errori, soltanto ghiaccio e cerotti dentro il borsone ed eterna gratitudine per il fatto di trovarsi in mezzo alla Margaret Court Arena durante l’estate australiana a ricevere applausi da parte del pubblico che inaspettatamente si ritrova a omaggiare la carriera di un semi perfetto sconosciuto, il più vecchio numero uno al mondo della storia del tennis.

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