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Formula uno

Nel Gp d'Arabia Saudita, arriva un'altra doppietta Red Bull. Ferrari non pervenuta

Fabio Tavelli

Vince Perez, segue Verstappen: quello della scuderia campione in carica è un dominio al momento imbarazzante per tutto il resto dello schieramento. Beffa per Alonso che sale sul podio, ma viene penalizzato e retrocesso. Le due rosse di Maranello finiscono al sesto e settimo posto

Doppietta Red Bull in Bahrain, doppietta Red Bull anche in Arabia Saudita. Di diverso c’è soltanto l’ordine d’arrivo visto che stavolta ha vinto Sergio Perez. Verstappen è secondo, resta leader del Mondiale grazie al giro più veloce. Siccome Perez partiva dalla pole e il campione del mondo dalla quindicesima posizione, il saldo per l’olandese (grazie anche a una safety car) è positivo. Dalle dune del deserto arriva una nuova indicazione di superiorità da parte della Red Bull, un dominio al momento imbarazzante per tutto il resto dello schieramento.

 

Qualche giorno fa George Russell aveva dichiarato che la scuderia austriaca avrebbe vinto tutte e 23 le gare in calendario. Una profezia agghiacciante ma al momento tutt’altro che contestabile. Perez si lascia beffare in partenza da Alonso ma l’asturiano era sistemato non correttamente nella piazzola dello start. Cinque secondi di penalità per lui. Ma anche senza questo inconveniente per Alonso non ci sarebbe stata alcuna chance di contrastare una supremazia che solo a un certo punto avrebbe potuto essere scalfita da qualche problema di affidabilità.

 

Negli ultimi 20 giri l’unico interesse della gara è stato capire dai dialoghi tra i piloti e gli ingegneri se ci fossero dei danni sulle Red Bull. Verstappen lamentava un problema simile a quello che l’ha appiedato in qualifica, Perez un non precisato malfunzionamento di un pedale. Tutto questo mentre i due battistrada frantumavano giri veloci in serie, aumentando a ogni tornata il vantaggio sul gruppo guidato da un Fernando Alonso che ha scoperto a fine gara che la sua penalità di 5 secondi non era stata correttamente scontata durante il pit stop.

Francamente è incredibile che una scuderia non conosca il regolamento alla perfezione. La regola dice che le penalità non si possono scontare in regime di safety car. Alonso si è fermato, come tutti gli altri, e ha atteso 5 secondi per montare gli pneumatici nuovi. Peccato, per lui, che questo non sia permesso e dopo aver festeggiato il 100esino podio della sua carriera, essere salito sul terzo gradino accanto ai Red Bull e rilasciato la prima intervista, ha scoperto che oltre a quei 5 secondi (a questo punto inutili) ne ha presi altri 10 di penalità. Podio quindi a Russell e Aston Martin che, al netto della rottura che ha messo KO Lance Stroll, conferma di avere una buona macchina ma qualche miglioramento da fare sulla conoscenza del regolamento.

A proposito del problema a Stroll. Il pilota canadese una volta che il motore lo ha abbandonato ha correttamente infilato una via di fuga posizionandosi in una zona di totale sicurezza. La direzione di gara ha mandato in pista la safety car per tre giri. Questo ha mandato tutti i piloti ai box per cambiare gli pneumatici, cosa che avviene sempre in situazioni del genere. La motivazione per l’ingresso della safety, ovvero che la vettura di Stroll ostruiva il possibile ingresso di una gru, è molto debole. Una gru non è un’ambulanza o un elicottero per trasportare un ferito. Sulla sicurezza è giusto non transigere ma la situazione era davvero sotto controllo. E quindi viene il sospetto che la gestione delle safety car possa essere migliorata, almeno per non dare fiato al vento di chi pensa che ci sia un interesse commerciale nel mettere in pista per qualche giro davanti al mondo una supercar che qualche ricco nababbo può permettersi.

 

Vi domanderete a che punto di questo racconto parleremo della Ferrari. Ferrari? Qualcuno pensa che quelle due vetture rosse che hanno finito al sesto e settimo posto fossero due Ferrari? Dobbiamo capire, diceva Mattia Binotto. Credo che Vasseur, che ancora non parla bene italiano, avrebbe qualche espressione più colorita e meno politicamente corretta sul momento della Rossa. Vasseur non è responsabile del progetto tecnico che ha ereditato. Ma in qualche modo dovrà cercare di correggerlo, altrimenti la Ferrari rischia di essere la quarta forza, si fa per dire, di una stagione che nelle dichiarazioni del suo amministratore delegato, Vigna, avrebbe dovuto essere quella dell’attacco alla Red Bull. Finora non ci siamo proprio.

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