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Il Monza non è un capriccio di Berlusconi, è un progetto serio

Mentre all'autodromo si corre il Gran Premio d'Italia, la squadra del Cav. giocherà a Como. Con un progetto chiaro: subito la B, poi la A

8 Settembre 2019 alle 06:08

Il Monza non è un capriccio di Berlusconi, è un progetto serio

foto LaPresse

Dici Monza e tutti (ovunque) pensano al Gran Premio di Formula 1: non il più vecchio, ma quello che si è ampiamente disputato il maggior numero di volte. Uno dei più affascinanti, per gli appassionati preceduto unicamente da Montecarlo. E gli occhi di tantissimi saranno puntati su quanto accadrà domenica, all'autodromo. Ma molti saranno anche quelli che andranno a vedere in diretta, oppure si informeranno in un secondo tempo, su quanto capiterà, sempre domenica, a Como, sede di uno scontro al vertice. Qui è atteso un altro Monza, quello del pallone, la cui storia non è minimamente paragonabile a quella delle quattro ruote, ma la cui ambizione è quella di cominciare a scriverla oggi.

 

Un'ambizione che appartiene a Silvio Berlusconi, incapace di restare lontano dal calcio dopo averlo rivoluzionato con Arrigo Sacchi e dopo aver conquistato, da proprietario del Milan, 29 trofei in 31 anni: su tutte, le cinque Champions League. Nel 1986 aveva raccolto una società traballante da Giuseppe Farina, l'aveva trasformata in una delle più vincenti e l'aveva infine ceduta all'improbabile Li Yonghong nel 2017, frenato da una realtà che chiedeva investimenti al di là delle pur notevoli possibilità familiari. Un addio che si è presto tramutato in un ritorno, a 83 anni, con l'acquisizione del club brianzolo, coinvolto dall'immancabile Adriano Galliani, nato come dirigente sportivo proprio a Monza e rimasto suo primo tifoso. Come tutte le situazioni prese in corsa, il primo anno non poteva che essere di assestamento: una squadra costruita da altri e rivoluzionata a gennaio, una eliminazione precoce al primo turno dei playoff, una finale di Coppa Italia persa contro la Viterbese.

  

Esperienze in un mondo totalmente nuovo, che sono state prese d'esempio nel corso dell'estate. Se l'idea originaria era quella di puntare sui giovani, il Monza ha oggi una età media di tutto rispetto. Come di tutto rispetto sono i giocatori affidati ancora a Cristian Brocchi, il pupillo di Berlusconi chiamato la passata stagione non appena si era presentata l'opportunità di allontanare Marco Zaffaroni, e ovviamente confermatissimo in panchina. Il progetto è chiaro, come sottolineato da Galliani alla presentazione della squadra: “In serie C siamo solo di passaggio: dobbiamo andare in B e poi subito in serie A”. Una A sempre sfiorata e mai raggiunta, con la grande delusione dello spareggio del 1979 perso con il Pescara.

 

Parole che hanno risvegliato l'entusiasmo di una piazza che non ha il calcio come sport principale, vista la vicinanza assoluta con le ingombranti Milan e Inter. L'altra sera c'erano 300 tifosi entusiasti sotto la pioggia ad applaudire i giocatori, mentre al Brianteo se ne sono presentati 4.000 alla partita dell'esordio in casa, vinta 2-0 con il Novara. Ovviamente in tribuna c'era Berlusconi (“Quello che mette i soldi”, come ha sottolineato Galliani) e con lui tante delle persone che si sono viste nel corso degli anni a San Siro. Un déjà-vu, come un tuffo nel passato è il cda brianzolo, rinnovato a luglio. Sembra di rivedere il Milan che vinceva in giro il mondo, con Galliani ancora amministratore delegato, affiancato da Paolo Berlusconi, dall'avvocato Leandro Cantamessa e da Leonardo Brivio. E poi Danilo Pellegrino, ad di Fininvest, Elio Lolla di Intesa Sanpaolo e Roberto Mazzo, trait-d'union con la proprietà precedente, anch'essa con dna milanista visto che si parla di Nicola Colombo, figlio di Felice, il presidente della stella poi travolto dal primo grande scandalo scommesse.

 

Nomi che contano e che lasciano capire come il Monza non sia soltanto un capriccio ma il desiderio di tornare al centro delle operazioni, come Berlusconi sta cercando di fare nel disorientato centrodestra italiano. Una dimostrazione di potenza che, sussurrano i maligni, ha avuto come primo effetto lo spostamento dal girone B a un girone A in cui i brianzoli svettano come naturali favoriti per apparente mancanza di concorrenza. Il Monza ha risposto sul campo, con una eliminazione in Coppa Italia in cui ha messo in difficoltà la Fiorentina fino agli ultimi minuti e con due vittorie nelle prime due giornate. L'indicazione di Galliani è chiara: “Vogliamo vincere imponendo il nostro gioco, rispettando le regole e il fairplay”. E se verrà portato a termine il progetto serie A, sarà interessante vedere che cosa capiterà a San Siro il giorno di Milan-Monza. Sul campo e, soprattutto, intorno al campo.

Leo Lombardi

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