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Le inglesi ai quarti e il pacco di CR7

La Premier non è un parco giochi. Balotelli fa finalmente parte della categoria “strano ma vero”

15 Marzo 2019 alle 20:13

Le inglesi ai quarti e il pacco di CR7

Cristiano Ronaldo

E derby sia, dunque. Capisco che avere quattro inglesi in semifinale di Champions League sarebbe stato troppo, dopo anni di “il calcio inglese non è più quello di una volta”, “la Premier League è sopravvalutata” e originalissime battute sulla Brexit ogni volta che un Manchester United o un Arsenal venivano eliminati. E non venite a farmi la pippa sugli allenatori stranieri che siedono sulle panchine di City, Tottenham, Liverpool, United, Arsenal e Chelsea, ci siamo capiti benissimo.

 

Sarà dunque Tottenham-Manchester City ai quarti, e va bene così: guardatele tutti, quelle due partite, prendete appunti e poi passateli a Inter, Milan, Roma, chi volete voi. Il Liverpool non farà la fine dei giallorossi contro il Porto, mentre il Manchester United di Solskjaer probabilmente sarà spazzato via dal Barcellona, la coppa alla fine la vincerà la Juventus, ma anche qui ci siamo capiti: il fatto è che siamo tornati, e non ce ne vogliamo andare. Non ci siamo arrivati per caso, così in massa, ai quarti delle due coppe europee: dietro c’è un lavoro di anni di un movimento che ha capito prima di altri che il calcio pane e salame (o fish&chips, fate voi) aveva fatto il suo tempo, che serviva supportare gli investimenti e prima o poi i frutti si sarebbero visti.

 

Mentre la serie A da quasi un decennio è il parco giochi della Juve, la Premier League continua ad avere il fascino dell’impresa possibile per quasi tutti. Certo, anche l’Italia non scherza: la consegna del Premio Socrate a Wanda Nara è stato uno dei momenti di surrealismo più alti degli ultimi tempi, quasi come l’idea che Cristiano Ronaldo debba essere squalificato per avere mostrato il pacco ai tifosi dell’Atletico Madrid, eventualità stucchevole quanto gli scandalizzati per “los huevos” di Simeone all’andata che dopo il ritorno postavano ovunque la foto di CR7.

 

Lasciateci mostrare i maroni a chi vogliamo, vi prego, ora che non possiamo più dire che non vedremmo una partita di calcio femminile nemmeno sotto tortura né dire che i nostri avversari ci stanno antipatici. Il Premio Socrate per la libertà di parola datelo ai tifosi che ancora hanno il coraggio di cantare “vaffanculo” alla tifoseria avversaria fregandosene del fatto che così non finiranno mai sulla copertina di Internazionale. Da vecchio conservatore reazionario quale sono so che tutto prima o poi torna al suo posto, per questo brindo al ritorno in Nazionale di Messi e Cristiano Ronaldo, ma non disdegno il progressismo saggio di Mancini che continua a non convocare Balotelli, preferendogli giocatori che non lasceranno tracce significative nella storia del calcio. Non posso non registrare l’eterno ritorno dell’identico, però, con i giornalisti nuovamente esaltati per le prodezze di Super Mario in Ligue 1. Prodezze così dimenticabili che per essere ricordate devo avere la coda social: Balotelli segna e poi esulta a bordocampo in diretta su Instagram – GUARDA IL VIDEO. Bello, ma nessuno che sappia dirmi contro chi ha fatto gol e quanto è finita la partita. Ogni scusa è buona per bere, quindi brindo anche all’ingresso ufficiale di Mario Balotelli nella categoria giornalistica dello “strano ma vero”. In attesa di rivederlo presto in quella delle grandi promesse mancate, assieme a tutta la rosa dell’Inter.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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