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Classifica in fumo

La sfiga del Milan, le orge di Crespo e il Manchester City che non è il Napoli

5 Dicembre 2017 alle 06:14

Classifica in fumo

Gli spalti di Bournemouth-Southampton. I tifosi ricordano a tutti che una partita non è un saggio di danza (foto LaPresse)

Manchester. Quando Rino Gattuso ha chiesto ai suoi giocatori di scendere in campo contro il Benevento “come se fosse una finale di Champions”, è stato preso troppo sul serio: contro l’ultima in classifica in effetti il Milan sembrava quello del secondo tempo della finale di Istanbul contro il Liverpool nel 2005. Confesso di avere riso per mezzo pomeriggio dopo il gol di Brignoli (sì, la bottiglia di brandy scolata per prepararmi spiritualmente – nel senso di spirit, alcol – a Manchester City-West Ham ha indubbiamente aiutato) e di avere capito per l’ennesima volta quanto sia meraviglioso il gioco del calcio: uno stadio impazzito per il primo punto dopo 15 giornate, tifosi in lacrime, interviste ai giocatori del Benevento che parlano di salvezza possibile e altre follie che oltrepassano i limiti della ragione e sconfinano nelle terre della fede.

 

Mdp della serie A, la squadra campana ha almeno dalla sua la consapevolezza di essere scarsa, e affronta questa stagione casuale nel massimo campionato con una dose di ironia che Massimo D’Alema non ha nemmeno quando gli fanno il solletico. Ben più mesta la situazione del Milan, che adesso pare venga veramente venduto. Leggo che ai cinesi dovrebbe subentrare un gruppo arabo di primo piano. Con il culo che hanno ultimamente i rossoneri, come minimo si tratterà di al Qaida.

 

Ieri pomeriggio il sito della Gazzetta apriva con la notizia del Tapiro d’oro a Gattuso (esempio perfetto di riempimento degli spazi giornalistici a caso: perché il principale quotidiano sportivo italiano considera rilevante il fatto che una trasmissione televisiva satirica dia un pupazzo di cartapesta a un allenatore?). La notizia della settimana per fortuna è un’altra, e riguarda la confessione di un ex giocatore, che in carriera ha dato tante gioie ai suoi tifosi, e adesso ne dà una anche a noi conservatori ostinati dell’eterosessualismo militante: ospite di una trasmissione televisiva argentina, Hernán Crespo ha raccontato di avere partecipato a diverse orge negli anni d’oro della sua militanza calcistica (quando era single, dice). Come non capirlo, in fondo: era giovane, ricco, famoso e non impegnato. Non che qui si faccia per forza il tifo per le orge, ciò che ho apprezzato è stata la risposta di Crespo a una domanda tendenziosa di un’ospite del programma: “C’erano più uomini o più donne?”, ha chiesto. “Ma naturalmente più donne!”, si è affrettato a dire l’ex attaccante di Inter e Lazio. E meno male, dico io.

 


Grande tifosa juventina, Emily Ratajkowski si prepara spiritualmente alla sfida scudetto del prossimo weekend contro l’Inter. Qui la vediamo mentre ripassa lo schema preferito di Spalletti


 

Tornando alle cose serie, osservo non sorpreso il lento ma inesorabile crollo del Napoli, anticipato dalle solite interviste in cui qualche ex di turno dice “se si batte la Juve si vince lo scudetto” e altre simili amenità iettatorie. Ho pensato di fare lo stesso per la Premier League, annunciando già a inizio dicembre che la corsa al titolo è già decisa, che nessuno può fermare il City di Guardiola, solo che da noi non funziona così. Intanto stasera lo United può tornare a fare quello che sapeva fare meglio una volta, e cioè vincere nell’Europa quella seria, come già ha fatto il Chelsea che giocherà in casa contro l’Atletico una sfida che serve più alla Roma che alla squadra di Antonio Conte. Una cosa per volta, però: la Champions, il Boxing Day, la fine del girone di andata, la corsa per il titolo e poi i Mondiali in Russia. Ops.

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