Una campionessa di scacchi mette a nudo la mancanza di libertà in Iran

"Obbligatorio giocare con il velo? Allora vi saluto e non gioco il Mondiale", ha detto la scacchista di punta della nazionale americana, la ventiduenne di origini georgiane Nazi Paikidze-Barnes. In Iran il velo è obbligatorio per tutte le donne, anche per le straniere. E chi si rifiuta rischia l'arresto.

11 Ottobre 2016 alle 19:31

Una campionessa di scacchi mette a nudo la mancanza di libertà in Iran

La campionessa americana di scacchi Nazi Paikidze-Barnes (foto tratta dal suo profilo Instagram)

I rapporti restaurati tra l'America e l'Iran dopo l’accordo sul nucleare, che tanto ha fatto esultare l'amministrazione Obama, piacciono poco alle donne americane. Il mondo diplomatico non si è quasi mai curato delle libertà limitate nel paese degli ayatollah, il mondo degli sport da copertina neppure, non è d'altra parte compito suo, così a levare la voce contro la condizione della donna e la sua subalternità nella vita della Repubblica islamica d’Iran ci ha pensato un gruppo di scacchiste occidentali, che a Teheran dovranno recarsi a febbraio del 2017 per contendersi il Mondiale di scacchi. "Obbligatorio giocare con il velo? Allora vi saluto e non gioco il Mondiale", ha detto la scacchista di punta della nazionale americana, la ventiduenne di origini georgiane Nazi Paikidze-Barnes: "Ritengo assolutamente inaccettabile che uno dei più importanti tornei per donne sia organizzato in un paese in cui le donne sono costrette a coprirsi con l'hijab. Se le cose stanno così, io non giocherò. Non è sport, questa è discriminazione sessuale".

 

In Iran il velo è obbligatorio per tutte le donne, anche per le straniere. E chi si rifiuta rischia l'arresto. Dopo la comunicazione della Federazione internazionale (FIDE, Fédération Internationele des Echecs), le atlete hanno iniziato a minacciare il boicottaggio della manifestazione, che ora rischia di perdere alcune delle migliori giocatrici del mondo.

 

 

Nessuna risposta è venuta dall'Iran. La FIDE ha invece nicchiato sottolineando tramite il Ceo Geoffrey Borg che "nessuna obiezione era stata mossa dalle federazioni nazionali quando la sede era stata scelta". Polemica non chiusa, anzi. Perché a dar man forte alla Paikidze-Barnes ci ha pensato un'altra grandissima giocatrice, l'ecuadoriana Carla Heredia Serrano, che ha invitato le altre 64 partecipanti a non andare a Teheran.

 

E nonostante il contrappello della scacchista locale Mitra Hejazipour di ripensarci perché "non abbiamo mai ospitato finora campionati mondiali femminili di altri sport. Questi giochi sono importanti per le donne iraniane: un’opportunità per mostrare la nostra forza", le scacchiste americane non intendono fare un passo indietro. "Non avvallerò l’oppressione religiosa e sessista sulle donne indossando il velo", ha detto ieri Nazi Paikidze-Barnes.

 

 

 

La mossa per evitare lo scacco matto tocca ora alla FIDE.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi