Dal doppio a Serena. Così Roberta Vinci è diventata una delle dieci tenniste più forti del mondo

Una vita passata a vincere in coppia con Errani, poi quella semifinale agli US Open e la scoperta che a 33 anni si può diventare una delle migliori giocatrici in circolazione. Sempre con il sorriso sulle labbra. Come quella volta in Australia, quando Serena Williams non l'ha voluta salutare (o quasi).

19 Febbraio 2016 alle 18:51

Dal doppio a Serena. Così Roberta Vinci è diventata una delle dieci tenniste più forti del mondo

Roberta Vinci ha da poco vinto il torneo di San Pietroburgo, entrando così a far parte della top 10 delle tenniste mondiali (LaPresse)

“Ma Serena Williams ti saluta ancora?” Alessandro Cattelan, chiacchierando con Roberta Vinci durante una puntata di “EPCC”, il suo programma in onda su Sky Uno, voleva sapere se lei e la Williams si erano ancora incontrate dopo quello che era successo a New York durante gli Us Open. Roberta si è messa a ridere come al solito e ha detto che sì, si erano incontrate in un ristorante di Melbourne durante gli Australian Open; lei guardandola ha accennato un timido saluto. Serena all’inizio non l’aveva nemmeno riconosciuta, poi forse le è tornata in mente quella maledetta semifinale e non le ha proprio sorriso. “Credo che mi odi ancora”. Non avrebbe tutti i torti.

 

 

Era l’11 settembre dello scorso anno, quando Roberta Vinci è scesa in campo per giocare la sua prima semifinale della carriera a Flushing Meadows. Certamente non pensava di avere già perso, per sicurezza, però, aveva comprato il biglietto per tornare in Italia, non era solo scaramanzia. “Pensa a stare calma” si diceva, ma non era possibile. Dall’altra parte della rete Serena Williams aveva cominciato a ruggire. Il primo set è durato circa mezz’ora: pochi scambi e tanti come on. La vittoria di Roberta Vinci era quotata a 9, quella dell’americana a 1,06. Dagli spalti Venus Williams, anche lei vittima sacrificale del Grande Slam della sorella, sorrideva e guardava l’orologio: 6-4 2-0. Quello che è successo l’ora successiva è stato definito dal New York Times “la più grande sconfitta del secolo”. Serena ha cominciato a gridare più forte, Roberta non ha mai smesso di tremare, i punti però ha cominciato a farli lei. Francesco Cinà, l’allenatore della Vinci, ha pensato soddisfatto di non aver mai visto la sua allieva giocare così bene, ma anche che avevano fatto bene a comprare i biglietti per il ritorno, a tennis di solito vince il giocatore più forte, Serena travolge tutti. Il secondo set è finito 6-4 per la Vinci, che ha guardato per terra e ha esultato in solitudine. Il terzo set è stato un tennis d’altri tempi “Sto davvero perdendo contro una che tira così piano?”, avrà pensato la tennista americana mentre si mangiava le labbra per trattenere il nervosismo: aveva capito che urlare non serve a niente. Serena era costretta a correre, altro che schiaffi e bicipiti e poi le palle di Roberta non arrivavano mai. Il back? esisteva ancora il rovescio in back? Poi una smorzata imprendibile e Serena Williams rinunciava a quel maledetto Grande Slam a cui diceva di non pensare e mai e invece pensava sempre. “Ogni tanto i miracoli succedono per davvero” diceva Roberta Vinci in conferenza stampa. “Unbelievable” ha scritto la stampa americana, mentre fuori da Flushing Meadows tutti si chiedevano chi fosse Roberta Vinci.

 

 

La chiamavano tutti Robertina. Gioco meraviglioso il suo, ma troppo leggero. Le nuove tenniste avevano tutti spalle molto più larghe delle sue, i loro colpi viaggiavano ad altre velocità. “Come gioca bene però la nostra Roberta, che bel rovescio”. Che peccato. Farla rimanere da sola su un campo da tennis era meglio di no, per questo motivo il suo primo maestro di tennis decise di farla diventare una doppista. Nessuna nel circuito aveva una volee più bella della sua. Nel 2001, a 18 anni, lei e la tennista francese Sandrine Testud avevano raggiunto la semifinale di doppio al Roland Garros. In singolare, invece, è sempre stato tutto più difficile, fino al 2005 non era riuscita nemmeno ad entrare tra le prime 100 giocatrici al mondo. “Concentrati sul doppio, che è meglio” le dicevano tutti. Tra il 2012 e il 2014 in coppia con Sara Errani in doppio hanno vinto tutto quello che c’era da vincere: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, e Us Open, il Grande Slam. Robertina era la doppista più forte al mondo, ma non le bastava.

 

 

Il tennis è uno sport solitario, non lo si gioca per dividere il campo con qualcun’altra. Roberta aveva ormai più di 30 e voleva provare a vincere da sola. “Vorrei impegnarmi sul singolo” ha detto a Cinà e all’inizio è stato un disastro, molte sconfitte al primo turno, Roma, Parigi, Londra. E’ stata una stagione difficile, la più difficile di sempre, Roberta era sempre più magra. Rispetto al doppio, il singolo è tutto un altro sport, molto più logorante, si corre e si soffre di più, ma non era solo per questo che il suo viso era così scavato. “Sei dimagrita troppo” le dicevano i giornalisti e lei rispondeva che si stava riprendendo. Ce l’avrebbe fatta a vincere da sola? Aveva trentadue anni ormai, non sono pochi. Ma chi è questa Vinci che sta facendo disperare la tennista più forte al mondo hanno chiesto ad un giornalista americano durante lo Us Open e lui ha risposto: “Una veterana”. Altro che Robertina, era diventata una donna.


Roberta Vinci saluta il pubblico dopo la vittoria in semifinale degli US Open contro Serena Williams (LaPresse)


Contro Serena Williams è riuscita a dimostrare soprattutto a se stessa che il campo non è troppo grosso nemmeno per lei. “Non so se mi ricapiterà ancora qualcosa del genere”, ha detto in conferenza stampa. “Un miracolo” ha aggiunto, come se il suo talento non avesse niente a che vedere con quella vittoria, “la sconfitta del secolo”. Marion Bartoli dopo aver vinto per caso il torneo di Wimbledon nel 2013 era davvero consapevole che si era trattato di una specie di miracolo. Per questo motivo subito dopo ha deciso di ritirarsi, non avrebbe potuto chiedere niente di più alla sua carriera. La Vinci invece sì.

 

Sempre durante l’intervista a Cattelan del 4 febbraio, mentre parlava delle sue colleghe “quelle top top top”, che non salutano nessuno e vivono in un mondo a parte, il conduttore l’ha interrotta dicendo che anche lei adesso era una top player; Roberta ha risposto di no: “loro sono molto più forti”. Superati i 30 pensava fosse ormai impossibile riuscire ad entrare tra le prime 10 giocatrici del mondo. Una settimana dopo ha vinto il torneo di San Pietroburgo, battendo Ana Ivanovic e Belinda Bencic, due di quelle “top top top”. Da lunedì prossimo, Roberta Vinci, 33 appena compiuti, diventerà la tennista numero 10 al mondo. Non si è mai trattato di un miracolo: Roberta è diventata grande e gioca benissimo anche da sola.

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