Al Giro sono arrivati i massoni (e Contador conquista la maglia rosa)

Il primo arrivo in salita della corsa rosa, l'Abetone, lo conquista lo sloveno Jan Polanc, in fuga dal mattino. Aru, terzo, precede lo spagnolo e l'australiano Porte. Ora il sardo è secondo in classifica a 2". Distaccati tutti gli altri uomini di classifica. Domani tappa per velocisti.

13 Maggio 2015 alle 17:38

Al Giro sono arrivati i massoni (e Contador conquista la maglia rosa)

Alberto Contador conquista la maglia rosa sull'Abetone

La tappa: La Spezia–Abetone, 152 km. E’ il primo arrivo in salita, il primo test per capire chi c’è e chi no, il momento dei primi screzi. I migliori si sono fatti aspettare, hanno lasciato spazio, troppo, ai cinque in fuga, sicuri di andarli a prendere, sicuri che per la vittoria sarebbe bastato fare a tutta l’ultima ascesa. Polanc, sloveno, ha vinto, lui e Chavanel gli unici a resistere alla rincorsa dei campioni. Il resto è uno scatto di Contador, allungo secco, solitario, prima, collettivo poi, quando Porte e Aru sono rientrati. Qualche screzio, poi la calma dietro a Landa, compagno del sardo, che li ha trascinati fino agli ultimi cinquecento metri. Lì Aru è ripartito, ha provato a recuperare briciole di secondi, ha preso l’abbuono per il terzo, rosicchiato secondi a Contador, che è maglia rosa per due secondi e lo sarà, se non ci saranno cataclismi, per alcuni giorni. Dietro ai tre, se non il vuoto quasi. Il più brillante è Visconti, gli altri favoriti, se ce ne erano dietro, pesanti, distanti.

 

L’altro Giro di Milani


Come falsi massoni che seguiamo il Giro, siamo in cinque. Almeno che sappia io. Ieri sera con calma siamo stati in alcuni alberghi che ospitano i ciclisti. Abbiamo cenato assieme a loro. Abbiamo proposto a tutti se volevano iscriversi alla massoneria. Avrebbero scoperto troppo tardi che noi non abbiamo nessun titolo per chiedere tale iscrizioni, infatti nemmeno noi siamo iscritti. Tanti per non essere scortesi con noi (siamo tifosi e vogliamo bene agli atleti) si sono fatti tutti la tessera, che è un semplice cartoncino (fatto da me) con scritto: “Da adesso sono un massone per il resto non cambia niente per cui rimane tutto come prima”.

 

Le tessere erano a offerta libera. I ciclisti tutti dal cuore grande ci hanno dato chi 50 chi 100 euro. Alla fine della serata avevamo in cassa 19.000 euro. Subito abbiamo comprato all’asta online la maglia rosa del vincitore del Giro del 1973. Costo 19.000 euro esatti. Non la venderemo mai, nemmeno a Bill Gates, nemmeno se volesse far a cambio con il Codice di Leonardo. Non ci stiamo. Comunque non penso che ci stia, per cui ognuno si tiene le proprie cose.


 

Amarcord – L’Abetone è un panettone tra panettoni, valico tra boschi fitti di faggi e abeti bianchi, uno stradone largo e dolce che sembra pianura più che montagna. La strada però sale, non cattiva, costante, non taglia le gambe, logora, affatica silenziosamente, non si fa mai rampa, non scalata, ascensione. L’Abetone è velocità media, elevata, soprattutto rivelazione: la cima non la vedi, il verde è ovunque, appare all’improvviso e tutto è già finito. E’ anche Fausto Coppi, che qui apparse a tutti, qui divenne Fausto Coppi, gettò le basi per tramutarsi in Campionissimo. L’anno è il 1940, la tappa l’undicesima, la Firenze-Modena, 184 chilometri, le cime da scalare il Piastre, l’Oppio, l’Abetone e il Barigazzo, il resto è storia. Fausto è al secondo anno tra i professionisti, al primo Giro d’Italia, è gregario di Gino Bartali, ma è esentato ormai dai compiti di gregariato dopo la caduta del capitano nel corso della seconda tappa. E’ sulla penultima ascesa che apre per la prima volta le ali da Airone. Il versante è lo stesso di oggi, non asfalto sulla strada, ma ghiaia, non arrivo in salita, ma salita e basta. Fausto accelera, si alza sui pedali, se ne va, fa il vuoto, scollina solo, continua a guadagnare, in discesa, sul Barigazzo, in pianura, arriva a Modena fradicio d’acqua, contento, vincente. Quel Giro lo vinse, fu il primo di cinque, fu l’inizio del mito.

 

Diciannove anni dopo Fausto Coppi è al suo ultimo anno da professionisti, ma al Giro non c’è, i protagonisti sono cambiati, si chiamano Ercole Baldini, Gastone Nencini, Jaques Anquetil, il grande favorito della vigilia. E poi Charly Gaul, il più forte scalatore in gruppo, dell’epoca, tra i grandi della storia. Diciannove anni dopo è il 1959, la terza tappa, Salsomaggiore Terme-Abetone, 180 chilometri. Il traguardo lo stesso, il verso opposto, quello emiliano. Il lussemburghese, vincitore della corsa rosa nel 1956 dopo la tormenta di neve del Bondone, lo considerano in pochi, Anquetil è già in rosa dopo due tappe e il Giro sembra suo. Sull’Abetone però cambia tutto, Charly scatta, attacca, molla tutti, senza appello, senza possibilità di replica. In dieci chilometri manda fuori giri il francese, che prima prova a stargli a ruota, poi crolla, perde tre minuti, sbuffa sfiduciato. Gaul è maglia rosa, quel Giro lo vincerà, ma quello è solo il primo duello. La resa dei conti due settimane dopo. Il lussemburghese in difficoltà nella tappa di Bolzano ha lasciato il primato all’avversario, ma non demorde. L’ultima occasione nella penultima tappa, Aosta-Courmayeur, 296 chilometri e Gaul avvisa tutti già alla vigilia: “Oggi stacco tutti”, dice. Ed è lì che Charly attacca, fa ritmo sul Forclaz, con lui rimangono in dieci, attacca sul Piccolo San Bernardo e lì non rimane nessuno. Massignan, Nencini e Battistini provano a resistere, annaspano, Anquetil invece affonda, crolla, non va più avanti. All’arrivo becca quasi dieci minuti, chiuderà secondo della generale, battuto, per la prima volta.

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