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Miss Bella per sé

Altro che concorsi. La bellezza è autoproclamazione, Emma Marrone docet et impera

7 Settembre 2019 alle 06:00

Miss Bella per sé

Emma Marrone a Domenica In (foto Stefano Colarieti/ LaPresse)

Miss Italia ha molti nemici, soprattutto molte nemiche. Se ne dibatte con stizza, stanchezza, e più o meno per dire sempre la stessa cosa: non ha più senso, indebolisce, instupidisce, propone canoni estetici nel tempo in cui si combatte per abolirli, suggerisce che la bellezza sia trampolino, reifica le donne, va contro tutto quello che si tenta di instillare nelle ragazze e cioè l’idea che debbano essere ribelli, eccezionali, eroine, plurilaureate, indomabili. E non c’è dichiarazione di Miss su quanto desideri la pace nel mondo, o quante lauree abbia, o tentativo del concorso di dirsi e farsi inclusivo e ampliare e ridisegnare e rivoluzionare il bello che tenga: nel reprimenda ci precipitiamo tutte le volte, specie quest’anno che la diretta della finale è tornata (ieri sera) su Raiuno, dopo un transito, che era un esilio, di qualche anno a La7. Quando è stato annunciato questo ritorno del concorso alla Rai, s’è detto che l’operazione era in piena linea col governo “sovranista e misogino” che abbiamo visto sgretolarsi nelle ultime settimane.

 

Senza contare la nocività.

 

Il mese scorso Linkiesta ha scritto che l’Italia è un paese di e per concorsi di bellezza, che fioccano in tutti i luoghi, e ai quali partecipano ragazze sempre più giovani, troppo giovani, cosa che, a parere di Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza, può esporle a sviluppare “problemi relazionali”, già stressate come sono dall’induzione all’influenza degli influencer che sono i loro idoli ispirazionali e aspirazionali. L’assalto alla bellezza, la sua decostruzione forzata, le copertine delle riviste di moda che, per evitare isterismi, ogni tanto sembrano volerci convincere che la bruttezza sia mezza bellezza, la sacralità dell’autostima che del fregarsene del giudizio altrui ha fatto ideologia, allora, trovano in Miss Italia la sintesi del nemico numero uno: l’uso del corpo a scopo di lucro, identità e professione.

 

Poco dopo aver difeso Teresa Bellanova, neo ministro per le Politiche Agricole massacrata perché non diplomata, ma pure (forse soprattutto) per essersi presentata a giurare in una mise ritenuta troppo sgargiante e, ancora di più, per il suo corpo molto morbido e massiccio, Laura Boldrini ha scritto ieri, su Twitter: “La Rai vuole fare i concorsi per le ragazze? Bene, faccia quelli per regolarizzare il personale precario che lavora in azienda, altro che quelli di bellezza”. E’ tutto un complesso di cose che fa sì che quest’anno, più del solito, Miss Italia assuma senso politico. “Il messaggio che lancia può essere valido per le ragazze 3.0?”, ha scritto Vanity Fair (brivido felino su “messaggio”). E la risposta, probabilmente, è no. Perché alle ragazze 3.0 parla assai di più Emma Marrone, che proprio ieri (che coincidenza!) ha pubblicato il suo ultimo singolo, che fa così: “Io sono bella sono bella sono bella sì ma non mi frega niente io sono bella sono bella sempre” e poi “Non mi devi convincere che sei uno dei tanti, se vuoi restare va bene, basta solo che poi tu sparisca e comunque non voglio niente da te da ricordare neanche, fammi godere adesso solo per un istante”.

  

C’è l’autostima, e c’è l’automotivazione, e c’è l’autoproclamazione, e pure l’auto serenata. E tutto un auto-da-sé.

  

E siccome c’è sempre una canzone, per caso o per fortuna, che vale parecchio di più di un concorso di bellezza che guardiamo per un paio di ore all’anno di libertà di parola vacua, è il caso di domandarsi, se proprio si vuol essere analisti di “messaggi”, se cantarsi da sole la propria bellezza per scacciare chiunque s’avvicini, non sia un’altra anoressia, nuova e tremenda almeno quanto quella che a concorsi e copertine patinate è stato imputato di riuscire a provocare.

  

Ci leveranno le passerelle, e forse saremo contente. Ma se ci leveremo pure i maschi di torno, annientandoli con un “se vuoi restare resta, basta solo che tu poi sparisca”, al primo “sei bella”, saremo contente?

 

Ps. Il pezzo di Emma è bello, ci scusi per la parola. L’ha scritto Vasco e lei lo canta a meraviglia.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    07 Settembre 2019 - 17:05

    Vasco o non Vasco il maschio è morto. O quasi. Anche perché se fa godere rischia pure una denuncia a babbo morto. Da incubo. Poveraccio.

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