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Niente sesso, molte serie tv

Serve un colpevole per: calo del desiderio, culle vuote, cinema deserti? Ecco Netflix, il maggiore indiziato. L’appagamento, il senso di quasi infinito, e l’incapacità maschile di fare due cose contemporaneamente

25 Aprile 2019 alle 06:00

Niente sesso, molte serie tv

Una scena di Gli abbracci spezzati, un film del 2009 scritto e diretto da Pedro Almodóvar

Nell’imbarazzato tentativo di spiegarci, senza offendere nessuno, perché il sesso nelle vite adulte ondeggi tra l’ossessione e il sottoscala del nostro interesse, e nel bisogno di romanzare la pigrizia demografica e la prudenza procreativa, andiamo sempre alla ricerca di un soggetto esterno a cui addossare la responsabilità di quel che accade ai nostri desideri sopra i nostri divani.

   

Quindi adesso ecco a voi il maggiore indiziato in colpevolezza da stanchezza erotica e da esagerato successo nel controllo delle nascite: Netflix. La comodità e anche l’appagamento offerto da serie tivù senza interruzioni pubblicitarie (pare che le interruzioni pubblicitarie incitino al movimento, al dialogo, al bicchiere di vino, a manovre di avvicinamento fra esseri umani liberi e consenzienti), e anche quel meraviglioso senso di quasi infinito offerto dalla possibilità di accedere alla puntata successiva senza più lo sconforto e l’eccitazione data dall’attesa, la soddisfazione insomma, la varietà di scelta, la concentrazione, la solitudine ma anche eventualmente la condivisione dello spettacolo con la persona giusta (o sbagliata, non importa) creano una tale catena di intimità e vitalità che poi ci si addormenta senza alcun senso di omissione. Oppure si corre a casa, carichi di buone intenzioni, ma alla frase: “Stasera finiamo la terza stagione di Chiami il mio agente!”, non si può resistere, e ci sarà sempre un’altra sera, e ci sarà sempre una nuova puntata di qualcosa anche di vecchio, ci sarà un documentario su Osho che finalmente ci aprirà gli occhi su Osho, sempre con l’euforizzante consapevolezza che non c’è soltanto Netflix.

   

Sono stata al cinema tre volte in questa settimana, compreso il giorno di Pasquetta con la solita pioggia fuori, sono arrivata quasi in ritardo con la paura di trovare solo i posti in prima fila che mi fanno venire il torcicollo, e ogni volta in sala non eravamo più di quindici, tutti seduti vicinissimi a causa dei posti assegnati dal computer, e ci guardavamo sospettosi: non saremo dei pericolosi maniaci?

  

Il pensiero successivo è stato: ma dove sono finiti tutti? A casa, sdraiati da qualche parte con Netflix in vena e in totale castità, è la risposta che danno i sondaggisti del Wall Street Journal, sempre nel tentativo di scovare un colpevole. Dei cinema deserti, delle culle vuote, dell’insonnia. Del resto, l’amministratore delegato di Netflix ha detto che uno dei suoi principali concorrenti, nel desiderio di occupare ogni momento libero dei suoi centoquarantanove milioni di abbonati, è il sonno. Non ha parlato di sesso, non ha parlato di vita: sa che non si possono fare due cose contemporaneamente. E’ un problema, questo, che riguarda da sempre soprattutto i maschi.

  

I sondaggisti non si sono ancora occupati dei pericolosi sconvolgimenti famigliari, coniugali e sentimentali di quando salta il wifi. Quando il film si blocca. Quando scopri che si è bloccato non per il wifi ma perché la ex del tuo fidanzato ha ancora le password di Netflix e le sta offrendo in giro per vendicarsi. In quei casi estremi può succedere di tutto, sesso compreso, tutto tranne la disdetta dell’abbonamento, che verrà più probabilmente allargato ai quattro schermi in contemporanea. Utili anche in caso di divorzio senza spargimento di sangue.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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