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Caccia ad Asia Bibi

“Gli islamisti di casa in casa alla ricerca della famiglia della cristiana pakistana”. Daoud contro il “blabla degli inutili idioti”

23 Novembre 2018 alle 06:00

Caccia ad Asia Bibi

Gli estremisti islamici protestano contro l'uscita di Asia Bibi (Foto LaPresse)

Il mondo intero si sta chiedendo ‘perché non parte’”, ha detto l’avvocato di Asia Bibi, Saiful Mulook, in una conferenza stampa tenuta a Francoforte. La donna cristiana, per dieci anni nel braccio della morte in Pakistan con una condanna per “blasfemia” prima del proscioglimento, della scarcerazione e della custodia protettiva in una località segreta, oggi è tecnicamente libera, ma lei e la famiglia “hanno bisogno di un visto o un passaporto di un altro paese”, ha detto Mulook. “Per lei, qualsiasi paese occidentale in cui possa vivere sarà accettabile. Ma finora nessun governo si è fatto avanti”.

 

Intanto, la famiglia vive un vero e proprio incubo raccontato ieri dal Guardian, nascosta dopo l’assoluzione della Corte suprema. John Pontifex di Aiuto alla chiesa che soffre nel Regno Unito, che ha fatto una campagna per conto di Asia Bibi da quando è stata condannata a morte nel 2010, è in contatto quasi quotidiano con la famiglia. “Nel loro quartiere sono stati segnalati mullah che vanno di casa in casa a mostrare le foto dei familiari sui telefoni, dando loro la caccia”, ha detto Pontifex al Guardian e al Telegraph. “La famiglia deve spostarsi da un posto all’altro per evitare il riconoscimento. Lo fanno solo dopo il tramonto. Si devono coprire i volti quando escono”.

  

Canada, Spagna e Francia avrebbero offerto asilo a Bibi. Si parla di colloqui con il Pakistan anche di Germania e Italia. Ieri il cardinale Christoph Schönborn ha lanciato un appello al governo austriaco perché dia riparo alla donna. L’Inghilterra si sarebbe invece rifiutata di offrirle asilo a causa delle minacce di attacchi islamisti in patria e alle ambasciate inglesi all’estero. L’ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, e altri parlamentari da giorni chiedono l’intervento del governo britannico. Ma non è solo la famiglia Bibi a rischiare grosso.

 

Peter Jacob, direttore del Centro per la giustizia sociale a Lahore, ha rivelato che gli islamisti pachistani stanno fermando la gente per strada, chiedono loro la religione e, se trovano dei cristiani, “questi sono portati fuori dalle auto e picchiati”. Per quattro giorni dopo l’assoluzione di Asia Bibi, i cristiani sono rimasti murati in casa. I responsabili delle chiese non parlano, se non sotto anonimato. Gli edifici di culto sono sotto la tutela dell’esercito. Kamel Daoud, scrittore algerino di fama, in un articolo pubblicato sul Quotidien d’Oran scrive: “Perché nel mondo musulmano non v’è stata alcuna dimostrazione a sostegno di questa donna? Perché Bibi è una donna, è cristiana e quindi non-umana. La preoccupazione di combattere, presumibilmente, contro l’‘islamofobia’ passerà da una vita umana, una donna, un’ingiustizia. Asia Bibi è un essere vivente che rischia di morire.

 

"Il resto è il miserabile blabla di inutili idioti e mostri che si moltiplicano”. Simile la condanna contenuta in un rapporto diffuso ieri da Aiuto alla chiesa che soffre: “Agli occhi dei governi e dei media occidentali, la libertà religiosa sta scivolando verso il basso nelle classifiche dei diritti umani, eclissata da questioni come gender, sessualità e razza”. John Pontifex dice che il tempo sta scadendo: “C’è la possibilità che ci sveglieremo una mattina e scopriremo che la famiglia di Asia Bibi è morta”. Come dicono gli inglesi, la notte non è mai così buia come prima dell’alba.

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