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Bamboccioni a chi?

Uno studio dell’Istituto Toniolo ribalta lo stereotipo del giovane italiano svogliato, sdraiato, menefreghista e disimpegnato

Marianna Rizzini

Email:

rizzini@ilfoglio.it

29 Aprile 2018 alle 06:16

Bamboccioni a chi?

Un gruppo di giovani al Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Mattarella (foto LaPresse)

I giovani votano così, i giovani votano cosà. I giovani vogliono l’accordo Pd-Cinque stelle. I giovani non vogliono l’accordo Pd-Cinque stelle. I giovani sono populisti. I giovani sono progressisti. I giovani sono influenzati dai social network (perché li subiscono). I giovani non sono influenzati dai social network (perché li dominano). I giovani fuggono all’estero. I giovani restano in famiglia. I giovani non fanno più figli. I giovani vorrebbero farne ma non trovano lavoro. I giovani hanno capito come lavorare senza...

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Aprile 2018 - 16:04

    Pensieri bischeri in libertà. E’ ineliminabile: in ogni società organizzata, tanto più se complessa, è assiomatica la necessità che una parte della stessa debba avere il potere di guidare l’altra. E’ altrettanto inevitabile, ineliminabile, che la parte “guidata” voglia farsi “guida”. Se non fosse così avremmo, già da millenni, adottato la razionale, efficientissima, organizzazione gerarchica e sociale dell’alveare. Però, non saremmo mai andati oltre il miele e la cera. Altro che trapianti d’organo. Ergo, è atteggiamento fecondo che i guidati vogliano farsi guida. Ma il progresso, intendendo per ciò, tutti i tratturi materiali e psichici e culturali percorsi, è inscindibile dalla necessità delle lotte, anche feroci in ogni senso: laico, tra religioso, culturale, morale, politico e interessi prosaici collegati, che entrano in campo per il suo “progredire”. Ci sbudelliamo intorno alla “necessità” di sbudellarci. Siamo ganzi. I giovani più di tutti.

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