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Da Finardi alla Raggi, così il diesel è diventato brutto, sporco e cattivo

Era esaltato come una tecnologia rivoluzionaria. Oggi, tra scandali e inquinamento, viene bandito. Dalla Germania a Roma

27 Febbraio 2018 alle 17:13

Da Finardi alla Raggi, così il diesel è diventato brutto, sporco e cattivo

Foto LaPresse

Virginia Raggi annuncia che dal 2024 i veicoli a motore diesel sono banditi dal centro storico di Roma. Il Tribunale Amministrativo Federale di Lipsia ha appena stabilito che le città tedesche per migliorare le qualità dell’aria possono vietare la circolazione delle auto diesel anche in deroga alla stessa disapplicando la normativa quadro federale. Toyota dal primo gennaio ha tolto il diesel dalla sua gamma di modelli. Volvo e Fist Chrysler dicono che faranno altrettanto, rispettivamente dal 2019 al 2022. Porsche, Suzuki, Mercedes, Renault hanno mandato messaggi dello stesso tenore. I governi di Francia, Regno Unito, Norvegia e India hanno reso noti piani per vietare i motori diesel in un più o meno prossimo futuro. E la decisione venuta da Lispia fa capire che anche il governo di Berlino potrebbe presto pronunciarsi nello stesso senso.

     

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Dieselgate”, è la parola che pesa ormai come un macigno sulla tecnologia brevettata dal tedesco Rudolf Diesel nel 1892. L’ultimo scandalo è legato a un software che Wolkswagen aveva installato in 11 milioni di vetture per far emettere ai motori diesel livelli di gas inquinanti inferiori a quelli effettivi quando erano sottoposti a test di rilevamento: uno scandalo poi estesosi ad altre case automobilistiche. “Negli Usa il diesel è di fatto morto”, è arrivata a titolare il portale specializzato Motor 1. “I cambiamenti climatici stanno modificando le nostre abitudini di vita”, ha scritto Virginia Raggi su Facebook. “Assistiamo sempre più spesso a fenomeni estremi: siccità per lunghi periodi, come sta avvenendo nel Lazio; precipitazioni che in un giorno possono riversare sul terreno la pioggia di un mese intero; o anche nevicate inusuali a bassa quota come quelle che in questi giorni stanno investendo l'Italia”. Dunque, “Roma ha deciso di impegnarsi in prima linea e a Città del Messico, durante il Convegno C40, ho annunciato che, a partire dal 2024, nel centro della città di Roma sarà vietato l'uso di veicoli privati alimentati a diesel”.

      

     

Insomma, il diesel è brutto, sporco e cattivo, ed è colpa sua se Roma è finita sotto zero. Anzi, vogliamo dirla in un altro modo? Il diesel è di destra, come e peggio del nucleare! Eppure, meno di quarant’anni fa un cantautore tra i più impegnati della sua epoca gli aveva sciolto un peana apposta per celebrarlo come tecnologia di sinistra. Anzi: di sinistra rivoluzionaria. “E diesel è il ritmo della vita/ è la giusta propulsione per la nuova situazione/ e diesel è il ritmo delle cose, è la nuova propulsione/ della nuova situazione, giusta propulsione per la nuova situazione”, cantava infatti Eugenio Finardi nel 1977. L’anno era quello più emblematico della contestazione, dopo il ’68. “Diesel” si intitolava la canzone e anche l’intero album, in cui tra l’altro c’era anche un altro brano che esaltava l’entrata dei vietcong a Saigon. Un brano oggi imbarazzante, se si ha presente quel che sarebbe poi successo coi Boat People. Ma probabilmente oggi per Finardi sarebbero ancora più imbarazzanti quelle interviste in cui spiegava la superiorità morale del diesel rispetto alla tecnologia borghese e reazionaria della propulsione a benzina.

     

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“Il Diesel è roba buona, che va sempre avanti”, spiegava. “La benzina è pronta alle accelerazioni, ma anche alle frenate”. Nei concerti il suo complesso esibiva anche un motore diesel in funzione per scandire il ritmo.  “Da Salerno a Milano con un carico di frutta sotto il sole bisogna fare in fretta/ c’è un carro guida e Mario è su in cuccetta/ su per l’Italia che scotta, verso un mercato che li aspetta/ E in Emilia sull’altra corsia c’è una orchestra di liscio che torna da Pavia/ la cantante dorme appoggiata al clarinettista/ e sogna il suo lavoro ‘Signori tutti in pista’/ da una festa all’altra sempre in pista”. “Ma poi tornando verso casa un’altra alba sull’autostrada/ e l’asfalto è dei camion e di chi li guida/ ed è gente che la vita se la suda/ ed è gente che la vita se la suda/ Ed io amo questa gente che si dà da fare/ che vive la sua vita senza starsela a menare/ che non teme la fatica ma che non si fa sfruttare/ perché sa dove vuole arrivare/ perché sa dove vuole arrivare”.

Altri tempi…

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