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Foscolo è una cagata pazzesca. Parola di Gadda

La recensione di "Il Guerriero, l’Amazzone, lo Spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo", nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

20 Ottobre 2018 alle 06:00

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A scuola si impegnano tantissimo a dissuaderci dal leggere una gran massa di autori. E quindi non possiamo che essere grati a un’istituzione che si ispira agli stessi principi di questa rubrica. Ma l’odio per certi autori non è esclusiva degli studenti.

  

Per esempio, Carlo Emilio Gadda aveva in odio alcuni poeti di cui non tollerava la retorica e certe loro attitudini. Tra i poeti che gli stavano più sull’anima c’era sicuramente Gabriele D’Annunzio di cui non sopportava l’estro eroico-Mussoliniano, ma di cui rispettava il coraggio personale, perché poi quello l’aereo lo prendeva e sorvolava davvero Fiume. Un altro che gli stava moderatamente sull’anima era il Carducci, di cui non sopportava il suo essere sempre scolpito nel marmo. Ma il poeta per cui provava un vero, insanabile odio era Ugo Foscolo.

  

In tutta la sua opera ci sono numerosi accenni a questa antipatia: nel Pasticciaccio lo accusa di avere avuto afflati trubadorico-mandrilli che lo resero immortale in Brianza, in una celebre nota dell’Adalgisa mette alla berlina la descrizione stereotipata delle donne, che nei suoi versi sono tutte sempre delle vestali vergini, piene di verecondia, salvo il cercare di portarsene a letto il maggior numero possibile tutte le volte che sia possibile; meglio se sono sposate con qualcun altro.

 

Il libro di cui parliamo già dal titolo si può immaginare cosa riservi: “Il guerriero, l’amazzone e lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo”.

 

È una conversazione teatrale a tre voci e ogni volta che lo apro non riesco a non pensare alla famosa scena del triello de “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. Il testo è stato diffuso per la prima volta alla radio nel 1958, ma sicuramente la sua genesi va fatta risalire a quel quinquennio tra il 1950 e 1955 in cui l’ingegnere ha lavorato alla Radio della Rai.

 

La conversazione si svolge nel salotto di Donna Clorinda Frinelli e gli altri due partecipanti sono il professor Manfredo Bodoni Tacchi (voce virile in chiave di baritono, ferma, asseverativa) e l’avvocato Damaso De’ Linguagi (voce maschile a strappi  acuti, crepitante, sguaiata).

 

Ognuno dei tre personaggi incarna un tipo umano ben preciso: Donna Clorinda Frinelli è la tipica signora della borghesia, fondamentalmente ignorante, che confonde jodico con jonico, artico con attico, ma che ha smanie intellettuali, anche se l’unico suo reale rapporto con la cultura le deriva dall’amicizia con la professoressa Gambini. Insomma, è una scema.

 

Il professor Bodoni Tacchi invece è, totalmente solidale con tutta la retorica dei nostri padri, con l’eroismo che va in guerra cantando a coprirsi di allori e che nel Foscolo trova il suo campione imbattibile.

 

Nell’avvocato De’ Linguagi invece è facile riconoscere l’alter ego di Gadda che per tutto il libro fa il controcanto, ispirato al buon senso e anche a un certo gusto per la dissacrazione, a tutti gli afflati eroici del Foscolo.

  

L’alternanza delle tre voci raggiunge in alcuni momenti degli apici di vera comicità. Soprattutto perché il De’ Liguagi non ne lascia passare una al Foscolo, che lui peraltro chiama “il Basetta”, per via degli imponenti favoriti o “il labbrone”  perché in alcuni dei suoi ritratti più celebri ha delle labbra piuttosto carnose. In estrema sintesi a lui non va giù che il poeta debba ammantare le sue azioni di versi enfatici, stracolmi di iperboli, quando invece quello che lui ritiene sia il vero interesse del Foscolo è cercare di portarsi a letto le signore della  nobiltà lombarda e ligure.

 

E l’avvocato non perde occasione per buttare in burla tutte le altisonanti Odi alle varie nobildonne cadute da cavallo o risanate. Per cui la Luigia Pallavicini diventa la Palla, tanto per dirne una. Poi lui non sopporta le esibizioni muscolari del poeta il cui irsuto petto è sempre esposto con sprezzo del pericolo, sempre intento a compiere qualche impresa eroica. Insomma, il Foscolo non esce mai di casa per andare a comprare il giornale, esce solo per forgiare i destini di un popolo.

 

Il libretto si legge in un paio d’ore, perché Gadda quando si divertiva come un pazzo, come in questo caso, tendeva alla brevità.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    21 Ottobre 2018 - 13:01

    Gadda visse ben due guerre mondiali e una dittatura di destra durata vent'anni e dagli effetti nefasti. E' comprensibile da parte sua ( ma comune anche a molti dei giovani di allora) l'insofferenza, fors'anche eccessiva, nei confronti dei rappresentanti di una letteratura romantica ed enfatica come quella foscoliana assai legata all'epica risorgimentale e quella d'annunziana, epigono il vate, del coraggio muscoloso, bellico e assai prossimo al fascismo e al Duce. Altri tempi. Noi oggi, credo, possiamo giudicare con maggiore serenità i sentimenti, il pensiero e le problematiche dei nostri maggiori fra cui, appunto Foscolo, D'Annunzio e Carlo Emilio Gadda.

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  • carloalberto

    20 Ottobre 2018 - 20:08

    Il problema è che Gadda faceva lo spiritoso con i personaggi assenti, ma non con quelli presenti. Prese per i fondelli Mussolini ma solo dopo la sua morte, spacciandosi per antifascista ma senza esserlo stato veramente. Che dire, poi, se uno invece prendesse in giro proprio Gadda, con quei suoi polpettoni soprannominati romanzi, scritti in una lingua indigeribile e con una trama inconcludente? Gadda, personaggio nevrotico pateticamente sopravvalutato. Almeno Foscolo sapeva scrivere. E sarebbe quanto mai opportuno oggi rileggere "I Sepolcri".

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  • Sauron

    20 Ottobre 2018 - 18:06

    D'Annunzio volò su Vienna. A Fiume ci andò in autocarro.

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  • luigi.desa

    20 Ottobre 2018 - 16:04

    C.E. Gadda era un grande scrittore e si leggeva con mucho gusto,la domanda è,sapeva leggere? Shakespeare era un coglione le sue opere le ha scritte un suo cugino scemo.

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