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Avventura, mare e psicologia nelle "Acque del nord"

La recensione del romanzo di Ian McGuire, nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

28 Luglio 2018 alle 06:00

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Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video e editing di Enrico Cicchetti


 

Chi non ha letto, o almeno fatto finta di aver letto, Moby Dick? È praticamente impossibile non essere mai incappati in questo classico. Un po’ perché tutti dicono che è il libro da cui discende l’intera letteratura americana, un po’ perché almeno il film con Gregory Peck nei panni del capitano Achab lo abbiamo visto tutti, è uno di quei libri in cui ogni tanto, volenti o nolenti, si inciampa. E il libro di cui parliamo oggi, senza il capolavoro di Melville, probabilmente non esisterebbe.

   

Le acque del nord di Ian McGuire è uscito da qualche settimana per Einaudi e contiene pressoché tutti gli elementi dei romanzi di mare: una ciurma di marinai rozzi e violenti, un protagonista con un passato pesante da espiare, balene, naufragi, ghiacci e paesaggi artici, e soprattutto, come in tutti i romanzi popolari, c’è il cattivo. Ma se in Melville l’incarnazione del male è rappresentato dal capodoglio che dà il nome al romanzo, qui è molto più realisticamente un uomo; nello specifico il ramponiere Henry Drax.

  

Fate caso al cognome, perché, sarà un caso, ma in Moonraker, uno dei libri di Ian Fleming su James Bond, il villain si chiama Hugo Drax. Coincidenza? Forse, però voi tiratevela lo stesso. Il protagonista è Patrick Sumner, irlandese, medico, con un passato nell’esercito e un drammatico senso di colpa per un episodio accaduto in India anni prima. Sumner si imbarca come medico di bordo sulla baleniera Volunteer.

   

Nelle pagine del romanzo avrete modo di apprezzare la rozzezza della ciurma, raccontata anche con una certa creudezza, e potrete immergervi nell’atmosfera progressivamente più oppressiva che si crea sulla nave, dove Sumner scopre che il giovane mozzo viene prima violentato da uno sconosciuto membro dell’equipaggio e poi addirittura ucciso. Le cose precipitano quando la Volunteer prende una rotta molto rischiosa per la stagione, poiché punta al nord, vicino alla Groenlandia. Ovviamente arrivano i ghiacci e un iceberg determina il naufragio della Volunteer.

  

I marinai si rifugiano sulle lance, ma rapidamente le cose si fanno insostenibili a causa del gelo e della mancanza di cibo. Insomma, un po’ alla volta uno per uno ci lasciano le penne, finché rimangono pochi superstiti tra cui il malvagissimo Drax che a un certo punto riesce a fuggire lasciandosi una scia di cadaveri alle spalle. Sumner viene soccorso da degli esquimesi e, si ritrova nella stessa situazione vissuta in India molti anni prima, poiché è di nuovo l’unico sopravvissuto del mazzo.

  

Come Dio vuole Sumner riesce a tornare ad Hull, da dove era partito, e dove riuscirà a scoprire il complotto che ha determinato il naufragio delle Volunteer e anche a regolare definitivamente i conti con il destino.

  

Le acque del nord è un singolare romanzo sostenuto da un scrittura molto efficace in cui si mescolano un romanzo d’avventura, un romanzo di mare e un romanzo psicologico in cui il protagonista deve venire a patto con i suoi fantasmi. Come si capisce oltre all’ovvio Melville, non potete mancate di dire di avere riscontrato degli echi del Cuore di Tenebra o del Lord Jim di Conrad. Oppure, più modernamente, quelli che hanno letto Revenant di Michael Punke – ma va bene anche se avete solo visto il film con Di Caprio – possono riscontrare un parallelo tra l’episodio in cui Di Caprio si ripara dal freddo nordamericano, infilandosi dentro la carcassa di un cavallo, appositamente squartato, e la stessa cosa che Sumner fa per sopravvivere al freddo polare, ma dentro un orso. Le meraviglie della natura.

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