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"Parenti lontani", la prova che il romanzo è vivo

La recensione del romanzone di Gaetano Cappelli, nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)
 

20 Luglio 2018 alle 06:00

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Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video e editing di Enrico Cicchetti


 

Una delle questioni che periodicamente riemerge come un fiume carsico nel dibattito culturale italiano, e non solo italiano, ma direi mondiale è se il romanzo sia vivo o sia morto, se stia poco bene o se abbia solo un brutto raffreddore. Non per niente già nel suo “Io sono un autarchico” Nanni Moretti, nei panni del protagonista Michele Apicella, fa una telefonata a una spocchioso critico, interpretato con grandissima autoironia da Beniamino Placido, e il tenore della telefonata più o meno è: “Ma il teatro è morto?” “No, no il teatro è vivo, è il romanzo che è morto...” Ora, a giudicare da questo romanzo di Gaetano Cappelli si direbbe che il romanzo italiano goda di un’ottima salute. Parenti lontani è stato pubblicato da Mondadori nel 2000 e, fortunatamente ripubblicato da Marsilio nel 2008.

    

Il romanzo racconta l’educazione sentimentale di Carlino di Lontrone, un ragazzino molto sveglio della Lucania dei tardi anni Cinquanta e lo segue fino alla metà degli anni Ottanta, che lo vedranno a NewYork. Questo romanzo appartiene a tutti gli effetti alla categoria del bildungsroman, ovvero al romanzo di formazione, ma voi in qualità di intellettuali duri e puri, lo dite sempre in tedesco, e possibilmente senza fornire la traduzione.

   

Le avventure di Carlino, rimasto orfano a causa di un incidente aereo dei suoi genitori che stavano tornando dall’America dove erano andati a trovare dei parenti, cominciano sotto l’egida – o l’egida, come diceva una nostro politico qualche tempo fa – della nonna di Carlino, la temibile donna Ilde, che dirige la famiglia con pugno di ferro e inflessibile disciplina militare. Nonna Ilde, non a caso detta Nonnilde, con questo nome che evoca antiche guerriere nibelunghe.

  

Attorno alla casa diretta come una caserma da Nonnilde ruota una serie di cuginette, che segneranno per sempre la vita di Carlino facendogli scoprire quella che sarà la vera vocazione della sua vita: le donne. Nello specifico la diciasettenne cugina Tea sarà la sua nave scuola e sul suo ubertoso décolleté Carlino avrà la sua iniziazione sessuale.

  

Ma nelle 490 pagine del romanzo (quindi è impossibile leggerle tutte) non c’è solo questo. L’altro grande tema è la voglia di Carlino di andare in America, quindi il desiderio del viaggio, dell’altrove e di conoscere il mondo.

  

Intorno a Carlino si affolla poi una serie di personaggi uno più strampalato e divertente dell’altro. Uno dei più esilaranti è il mentore di Carlino, Pit, un ragazzo del paese di dieci anni più di Carlino che è andato andato a lavorare all’Alemagna di Milano e quindi ha conosciuto il mondo. Infatti, lo inizia all’arte di corteggiare le signore, di fumare la marijuana, di ascoltare il rock eccetera. Pit rimarrà per tutta la vita un mito per Carlino.

  

Altro personaggio meraviglioso è Medoro Sarchione, organista del paese, che insegna anche a suonare l’organo a Carlino, ma che in realtà è un mistico rosacrociano: follie da non credere. Ha la sua importanza nell’evoluzione di Carlino anche il professore delle scuole medie del paese, Sabino Corelli, che scrive dei saggi dottissimi tesi a dimostrare che qualunque fenomeno culturale al mondo, dalla pop art al jazz, ha avuto origine nel paese di Carlino.

  

Ma tutto il romanzo è costellato da una serie di episodi esilaranti, per esempio negli anni Settanta i Gnu Drolls, che secondo la pronuncia locale sono i New Trolls, vengono a tenere un concerto nel liceo del paese, quindi grande emozione; oppure c’è l’esperienza presso una comunità hippie a Christiania, in Danimarca; e poi c’è la scoperta nel paese di Carlino di un campo coltivato a Maria, all’insaputa dei più... oppure, un altro episodio che mi vien in mente, è la calata a Roma col pulmino del papà di uno degli amici di Carlino; solo che il genitore commercia in formaggi e il loro puzzo è tale da coprire addirittura quello delle canne che i ragazzi si fanno.

  

Poi, dopo, avere piantato sull’altare la moglie che Nonnilde aveva scelto per lui, Carlino riesce a partire per l’America dove viene accolto dallo zio, Richard di Lontrone, nel frattempo diventato un importate tycoon e a fare una brillante carriera come manager nella company dello zio. Ma anche lì la rovina è dietro l’angolo, poiché l’attrazione fatale per la moglie del cugino americano gli scatena addosso l’ira dello zio che lo disereda. Lui diventa un homeless che si riduce a vivere per le strade di New York e finirà per fare il modello di un’artista contemporanea che ha un’assistente un po’ tamarra, anzi molto tamarra, che si scoprirà essere Madonna. Nome che peraltro ha inventato Carlino.

  

Insomma, Parenti lontani è un bel romanzone pieno di cose, di avventure, di fatti. Voi non lo leggerete, ma potrete rivendervelo alla grande alla prima cena tra amici.

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