Licenziare l'amicizia tra prof. e studenti, l'ultimo attentato alla scuola

La faccia feroce della ministra Fedeli, ma forse è un equivoco

Maurizio Crippa

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31 Gennaio 2018 alle 20:57

Licenziare l'amicizia tra prof. e studenti, l'ultimo attentato alla scuola

Valeria Fedeli (foto LaPresse)

Tutto diventa possibile, nell’ascolto incantato delle sirene della seduzione didattica, tutti gli arpionaggi sono segno di estro didascalico, ogni aggancio è coraggioso”. Tutto, cosa? Non fuorviatevi, Luca Tedoldi è un professore di filosofia e uno scrittore, e sta parlando, in un bel pezzo serio per Doppiozero, rivista online di cultura tendenza ceto medio riflessivo, infatti molto frequentata dai prof, di una fatica che sta alla radice stessa del mestiere di insegnante: la difficoltà di trasmettere, e persino di interconnettersi con i propri studenti. E lo smartphone c’entra solo marginalmente. Sta parlando di tutt’altro che non dell’instabilità emotiva, o desiderante, nei rapporti tra professori e alunni (ambosessi) di cui alle recenti e insistenti cronache.     

Cronache che invece aveva in mente, probabilmente, la ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, quando l’altro giorno – e stava parlando al circuito di radio della Cei – se n’è uscita con un’affermazione perentoria, minacciosa, roussoviana o forse soltanto astratta e inapplicabile come una grida manzoniana: “Il rapporto di amicalità tra studenti e professori è totalmente inopportuno. Su questo sono stata molto severa e netta”. In certi casi, ha detto, si potrebbe arrivare alla possibilità “del licenziamento”. Parlava di quelle cose fatte di Whatsapp, ammicchi, foto scambiate, che a volte diventano scambi meno virtuali, ma poche volte, e dell’incapacità dell’adulto ad tenere il proprio ruolo sul campo di gioco (del viceversa, si occuperanno altri). Ma Fedeli è riuscita dire due cose sbagliate, e una su cui riflettere.

      

Le cose sbagliate sono che nella sua scuola italiana, più che nel resto della pubblica amministrazione, licenziare qualcuno è impossibile, fosse pure di fronte al furto di gessetti, o di fronte alla conclamata incapacità di stare in cattedra. Puoi non essere adatto alla scuola, ma se sei dentro nessuno ti può cacciare. E’ la scuola sindacale, è esperienza comune. Ora si potrà licenziare per “amicalità”? La seconda cosa sbagliata è l’uso della parola amicalità. Scambiarsi flirt reali o immaginari non è amicalità, è una complicità affettiva di natura diversa.

      

La cosa su cui riflettere è invece questa: l’unica forma di relazione non disfunzionale tra un docente (com’era meglio chiamarli professori) e uno studente è una trasmissione di sapere guidata e che abbia come finalità il miglioramento, l’uscita da sé e da una condizione di minorità verso una personalità matura della persona più giovane. Giratela come volete, ma è appunto un atteggiamento “amico”, dunque anche affettivo, e affezionato. Il suo contrario, il modulare, il curriculare, il tabellare è invece quel che capita nella scuola di oggi. Risulta che funzioni? Tutto ciò che eccede è fuori norma e, prima o poi, diverrà licenziabile. Negli Stati Uniti, da anni ormai, tutto ciò che eccede il rapporto formale è visto con sospetto, anzi sanzionato, anzi configura il reato di plagio. Ma Fedeli vuole licenziare l’amicizia? Chi crede di essere? La ministra di Facebook?

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