Da passionario difensore della scienza capisco chi è spiazzato dalle sue divisioni

Antonio Pascale

Non è un problema di infallibilità, ma di metri diversi (e nuovi)

In quinta elementare il maestro ci consegnò metro, livella e ci chiese di misurare l’aula. Strano a dirsi, gli strumenti erano sempre quelli, ma vennero fuori discrepanze, dovute a nostri errori di impazienza e sciatteria. A parte che non ho mai dimenticato le tre emozioni, la meraviglia di guardare la mia aula con occhi diversi (basta un metro per cambiare punto di vista), le discussioni creative (dove conviene cominciare) e la paura di sbagliare anche di qualche millimetro, ma a parte questo, sarò sempre grato al maestro perché mi ha introdotto, con un gioco, al metodo scientifico. Una salutare iniezione di umiltà. Voglio dire c’è chi pensa che il bicchiere sia mezzo pieno perché quel giorno è contento, chi al contrario è malinconico e lo vede vuoto. Uno scienziato (in genere) prima misura (e ci vuole tempo) poi trae delle conclusioni e spesso lavora il doppio (e da qui l'umiltà) quando le sue ipotesi non trovano conferma nei dati. Gli esseri umani danno molta importanza (per motivi evolutivi) alle proprie opinioni. Invece è bello e utile e richiede coraggio imparare a smentirsi, non perché il vento tira da un’altra parte, ma perché una rigorosa analisi indica un'altra strada da percorrere.

  

Da passionale difensore del suddetto metodo, forse posso arrivare a dire di aver capito (non la ragione ma) l’inquietudine di Boccia o chi per lui. Proprio per via della misurazione, la scienza ci appare (e perdonate l’analogia) una figura con due corni. Il primo corno deriva da misurazioni via via nel tempo più precise e quindi offre certezze. Se diciamo (faccio per dire) che la terra è rotonda offriamo sicurezza (decenni e decenni di misurazioni). Usiamo il primo corno quando dobbiamo difendere la scienza, cioè le evidenze (sono incontrovertibili, diciamo). Ma il secondo corno è l’anima della scienza, mostra non la certezza della misura ma le probabilità che un evento accada.

  

A volte il sistema è troppo complesso per un semplice sì o no. In questi anni per comunicare abbiamo usato più spesso il primo corno, abituando i cittadini al binomio certezza uguale scienza. Vale la pena introdurre nel discorso pubblico il secondo corno. Ora da umani come siamo, quando c'è un incendio guardiamo chi ne sa di più, e forse come mai nella storia stiamo ascoltando gli scienziati. Bisogna ammettere che all’inizio abbiamo sentito tante cose, e non ne convegni specialistici (luoghi sani e deputati alla vitale battaglia di idee) ma in Tv. Vi assicuro, dal punto di vista del cittadino, magari attento e curioso, ma non addetto ai lavori, è stato un casino. Vedi alla voce mascherine, si no, forse, va be’, dai, mettetele e non importa come lo fate. Bisognava invece dirlo subito: questo è un sistema complesso, quindi parliamo del secondo corno. Quando è stato detto era un po’ tardi, molti guardavano solo al primo corno. Ma si può sempre rimediare, a tempo debito, quando sarà tutto più calmo, proviamo a distribuire metro e livella a tutti, divulghiamo la meraviglia e la difficoltà del metodo. Se misuriamo di più e tutti con umiltà, i risultati saranno migliori e le richieste meno incontrovertibili.