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Liberate gli Ogm dalla demonizzazione

Sicuri per uomo e natura, dice uno studio italiano. Fidenato medita vendetta

16 Febbraio 2018 alle 06:05

Liberate gli Ogm dalla demonizzazione

Giorgio Fidenato nei suoi poderi di Arba (Foto da Fecebook)

Un’altra disfatta per il movimento anti ogm, ormai annichilito da una serie di rapporti scientifici che dimostrano la totale sicurezza per la salute umana e per l’ambiente degli organismi geneticamente modificati. Prima la rassegna della National Academies of Sciences, Engineering and medicine, ovvero il circuito accademico fondato da Lincoln. Ora uno studio della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa “dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale” e paragona le varietà ogm di mais a quelle non transgeniche. I ricercatori hanno analizzato 21 anni di coltivazione mondiale di mais ogm, tra il 1996 e il 2016, raccogliendo i risultati di studi in campo pieno negli Stati Uniti, Europa, Sud america, Asia, Africa e Australia.

 

Su queste basi il rapporto dimostra, “in maniera decisa”, che “il mais transgenico è notevolmente più produttivo (resa superiore dal 5,6 al 24,5 per cento) e contiene concentrazioni minori di micotossine”. Per Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano che aveva deciso di coltivare nel suo podere il mais Monsanto, è una seconda vittoria dopo la sentenza a suo favore della Corte di giustizia europea contro il divieto dell’uso di Ogm nei suoi campi da parte dello stato italiano. Al Foglio.it ha detto che allora “farò causa allo stato perché attenta alla mia salute impedendomi di seminare un prodotto sano che non ha bisogno di trattamenti fitosanitari e insetticidi”. La moda alimentare intanto incede sulla via del salutismo insipido. L’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy registra un aumento del “cibo senza”: senza conservanti, senza grassi, senza zuccheri, senza sale, senza l’odiatissimo olio di palma. Un giro d’affari da 6,5 miliardi di euro (in crescita del 18,4 per cento). Così il consumatore apprezza il cibo che ritiene “libero” (dal sapore) e si spera comprenda le qualità del cibo “libero” (dalla demonizzazione).

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