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No l’agricoltura non è “il grande inquinatore”

Troppo spesso intorno al settore circolano ancora messaggi allarmisti. I dati mostrano che in Italia il trend degli ultimi 20 anni sulla sostenibilità del settore è più che positivo 

21 Febbraio 2018 alle 21:13

No l’agricoltura non è “il grande inquinatore”

Foto Pixabay

[Pubblichiamo un estratto dell'intervento del presidente della Cia-agricoltori italiani Dino Scanavino alla VII Assemblea elettiva dell’organizzazione che si è svolta a Roma il 21 febbraio 2018]


 

È tempo di smentire con chiarezza gli allarmismi che vedono l’agricoltura come “il grande inquinatore”. Troppo spesso intorno al settore circolano ancora messaggi fuorvianti e non suffragati dai dati, come l’idea che il settore inquini e consumi troppe risorse. Eppure in Italia, il trend degli ultimi 20 anni sulla sostenibilità del settore è più che positivo: crescono le colture green e le energie rinnovabili; diminuisce drasticamente l’uso di chimica impattante; aumenta la manutenzione del verde realizzata dagli agricoltori, che vale 2,4 miliardi di euro l’anno.

 

Da uno studio sui documenti ufficiali della FAO, presentato in occasione della VII Assemblea nazionale della confederazione, emerge che nel nostro Paese migliorano tutti gli indici sull’impatto ambientale. Si parla di un -25% emissioni di CO2, -27% di pesticidi, -31% di erbicidi e -28% di fungicidi. In più, crescono sia la produzione di energia green (+690%) che le superfici biologiche (+56%). In tema di sostenibilità è, inoltre, impietoso il confronto con gli altri settori: trasporti, processi industriali e manifatturiero pesano per il 63% sul totale delle emissioni di CO2.

 

Per il congresso di Cia, abbiamo scelto non a caso, ma con senso di responsabilità, lo slogan “Agricoltura, innovare per un futuro sostenibile” e lo abbiamo fatto anche con l’intento di promuovere una corretta informazione sul tema della sostenibilità in agricoltura.

 

Ci tengo a soffermarmi soprattutto sul tema acqua, perché si registra una riduzione dell’uso, grazie al miglioramento delle tecniche di irrigazione, che puntano sulla precisione, per esempio con il passaggio dall’impianto a pioggia a quello a goccia. In questa direzione vanno i progetti che Cia ha avviato con un gigante mondiale delle tecnologie e delle telecomunicazioni, che puntano proprio al risparmio idrico. A oggi, il consumo rimane però consistente, la risorsa acqua resta indispensabile per coltivare quei prodotti agroalimentari di qualità che, solo nell’ultimo anno, hanno fruttato 41 miliardi di euro sui mercati stranieri.

 

Sono consapevole che il processo virtuoso avviato dal settore primario abbia ancora ampi margini di perfettibilità, nella ricerca come nell’automazione e graduale diminuzione dell’uso di energie tradizionali non rinnovabili. Anche per questo, sostengo la necessità di una riflessione più puntuale. Se, infatti, migliora la sostenibilità ambientale, le imprese agricole italiane faticano ancora sul fronte della sostenibilità economica. Una situazione che ha cause ben precise: poche risorse destinate a ricerca e sviluppo, burocrazia elefantiaca e alti costi di produzione. In più mancano strumenti strutturali, ormai indispensabili, come quelli relativi alla gestione del rischio in agricoltura con gli imprenditori esposti sempre più spesso a lunghi periodi di maltempo e siccità senza alcun “ombrello” assicurativo e con il moltiplicarsi di eventi metereologici estremi per effetto dei cambiamenti climatici. Rimangono senza soluzione anche le questioni legate al governo della fauna selvatica e al funzionamento di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, dove continuano disservizi e anomalie. La politica nazionale è ancora poco attenta al settore, salvo attestarsi, di volta in volta, i meriti e i successi del Made in Italy agroalimentare nel mondo, che nascono piuttosto dai sacrifici e dalle intuizioni degli imprenditori agricoli. E’ in loro che dobbiamo credere, è a loro che dobbiamo l’incremento annuo del reddito agricolo che nel 2017 è cresciuto, seppur di un modesto 2%, dopo tanti anni caratterizzati dal segno meno.

 

*presidente di Cia agricoltori italiani

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