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“No ai cialtroni che vogliono riportarci nel Medioevo”. Lezione di scienza, e politica, del prof. Burioni

Il virologo spiega su Facebook le ragioni per cui non si candiderà alle prossime elezioni: “Ormai politica e scienza camminano appaiate. Scegliete chi combatte perché il nostro paese non diventi la culla dell’oscurantismo e della superstizione”

22 Gennaio 2018 alle 20:28

“No ai cialtroni che vogliono riportarci nel Medioevo”. Lezione di scienza, e politica, del prof. Burioni

[Pubblichiamo il post con cui il professor Roberto Burioni, su Facebook, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a rifiutare la proposta di candidarsi nelle liste del Pd]


 

Qualche giorno fa ho ricevuto da Matteo Renzi la proposta di candidarmi come indipendente nelle liste del PD alle prossime elezioni politiche. Me l’ha fatta con le parole giuste: “Vorrei rovinarle la vita proponendole di dare una mano al suo Paese in Parlamento”.

Parole giuste perché io sento il dovere di fare qualcosa per migliorare la Nazione dove vivo e dove crescerà mia figlia; insomma di mettere a disposizione degli altri quello che so e quello che so fare. Ricevere questa proposta è stato per me un grande onore: come sapete ho profondissima stima di Matteo Renzi, che con coraggio e decisione ha preso senza tentennamenti la parte della scienza in questa Italia talvolta oscillante tra viltà, opportunismo e superstizione.

 

Molti mi hanno detto “stai lontano dalla politica, è uno schifo”. Ma io non la penso così: la politica è per me la forma più alta di impegno civile e l’ho sempre considerata come il traguardo più prestigioso per un Cittadino.

D’altra parte, sto già facendo politica. Quando vi racconto che il vaccino contro il morbillo è sicuro ed efficace al 98% vi riporto dati scientifici, ma nel momento in cui dico che la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria per lavorare in ospedale, o che chi racconta la bugia del legame tra questo vaccino e l’autismo non dovrebbe avere spazio nei programmi televisivi e sui giornali non sto parlando più di scienza: parlo di politica.

 

Ormai politica e scienza camminano appaiate: il tema dei vaccini si accompagna a quello della gestione dei malati gravi, della disponibilità delle cure più innovative; è vicino alla necessità di contrastare gli avvoltoi che sfruttano il dolore dei malati instillandogli false speranze. Infine, scienza e politica dovranno allearsi nel riuscire a mantenere intatto il livello della nostra sanità pubblica in modo da potere continuare a curare tutti nel migliore dei modi, ma senza sprechi.

 

Quando dovremo fare queste scelte ci saranno bugiardi che - come e più di quanto non abbiano fatto per i vaccini - vi racconteranno delle menzogne per sviarvi e confondervi. In tutto questo io non solo ho la volontà di esserci, ma anche il dovere di fare sentire la voce della scienza contro le frottole propinate da chi penserà di trarre da esse vantaggi politici.

Posto che faccio già politica, che sono felice e onorato di fare politica e che voglio continuare a fare politica, mi sono però chiesto quale possa essere per me in questo preciso momento il modo più efficace e produttivo di farla.

A questa domanda non è stato facile rispondere, ma alla fine ho ritenuto che la cosa migliore sia rimanere al di fuori del Parlamento, mettendo i miei studi scientifici e la mia capacità di comunicare a servizio di chiunque combatte per la verità contro le bugie.

 

Spero di avere fatto la scelta giusta, e spero che anche tutti voi sappiate farla, privilegiando nel prossimo voto chi combatte perché il nostro Paese non diventi la culla dell’oscurantismo e della superstizione.

La mia scelta è stata molto difficile, la vostra al contrario è molto facile: i cialtroni che vogliono farci ripiombare in un nuovo medioevo sono molto facili da riconoscere, e da evitare.

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