Roma Capoccia

Taxi introvabili, ma a Roma non si riassegnano 150 licenze

Gianluca De Rosa

Sospese per decesso del titolare (o altro) non vengono rimesse a bando perché, dice il comune, serve uno studio

Mentre Giorgia Meloni a Parigi spiegava all’assemblea del Bureau International des Expositions (Bei) perché Roma è la città giusta per ospitare l’esposizione universale del 2030, nella capitale, sotto il primo vero caldo dell’estate, decine di romani e turisti, alle uscite della stazione Termini di piazza dei Cinquecento e di via Marsala, attendevano invano, tra sudore e rassegnazione, un taxi. Una bella cartolina per la città che, in attesa di sapere che ne sarà dell’Expo, tra un anno e mezzo ospiterà di certo un altro grande evento, il Giubileo del 2025 (pellegrini attesi quasi 40 milioni in un anno). Una scena che a Termini si ripete ormai tutti i giorni ed è solo la punta dell’iceberg di un problema più vasto: da quanto il turismo è ripartito a Roma i taxi non si trovano. Come raccontato dal direttore di questo giornale in Italia c’è un problema evidenziato dai numeri: 0,51 taxi ogni 1.000 abitanti, contro lo 0.66 tedesco, gli 0,87 taxi ogni 1.000 abitanti della Francia e gli addirittura 0,97 della Spagna. I numeri di Roma sono più negativi di quelli delle altre principali città europee, ma anche di quelli di Milano (ma Firenze e Torino riescono a fare anche peggio).

 

Le licenze sono 7.755 (276,7 ogni 100 mila abitanti), le ultime sono state messe a bando da Veltroni nel lontano 2005. Mercoledì durante una commissione capitolina si è scoperto di più: ci sono 147 licenze sospese (per decesso del titolare o perché ritirate in seguito a gravi trasgressioni) che, sebbene in città i taxi non si trovino, non solo non sono mai state riassegnate, ma non lo saranno nemmeno in futuro. “Nel 2019 intendeva assegnarle, ma per poterle mettere al bando era necessario il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, l’Arp, quindi le cose si sono rallentate perché era necessario fare uno studio sul fabbisogno che credo sia stato fatto, ma a inizio gennaio 2020 si è sovrapposta un’altra procedura perché il comune voleva riservare una parte di queste licenze agli urtisti che dovevano essere ricollocati alla luce di un nuovo provvedimento sul commercio, alla fine la cosa è saltata, ma poi, forse anche per il covid, non si è più andati avanti”, ha raccontato mercoledì durante una commissione capitolina Trasparenza Anella Annunziata, funzionaria del dipartimento Mobilità del comune per il trasporto pubblico non di linea. Mentre Roberto Baldetti, presidente della commissione consultiva Taxi che, per conto dell’assessorato alla mobilità, tiene i rapporti con le sigle dei tassisti, ha negato l’esistenza di uno studio già fatto e detto che comunque per ora non si procederà: “Non è all’ordine del giorno”. 


D’altronde la convinzione del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore Eugenio Patanè è che il problema non sia il numero di licenze, ma la variabilità stagionale e oraria della domanda di taxi. Per questo la linea del Campidoglio per ora è quella di puntare sulle turnazioni integrative attraverso le “seconde guide”, un modello mutuato da Milano, che prevede la possibilità di far circolare la stessa auto dopo il turno ordinario delle 9 ore ma guidata da un altro tassista per altre sette. “Se arrivassimo al tasso di adesione del 12 per cento, sarà come avere mille nuove licenze a Roma“, aveva detto Gualtieri presentando l’ordinanza che ha introdotto questo strumento lo scorso 26 maggio. Un modo per aumentare l’offerta di taxi in città non in maniera fissa, come con l’aumento delle licenze, ma “flessibile“, aveva sottolineato l’assessore ai Trasporti Eugenio Patanè, ma “solo nei momenti in cui ne abbiamo realmente bisogno, quando ad esempio c’è un picco di turismo o grandi eventi.” “La disponibilità delle sigle Taxi alle doppie guide c’è da gennaio, ma Gualtieri ha firmato l’ordinanza solo a fine maggio. Nel frattempo è arrivata l’alta stagione, la domanda ha enormemente superato l’offerta creando code lunghissime di clienti e non sappiamo se i doppi turni basteranno a risolvere il problema”, attaccava mercoledì il consigliere d’Azione Francesco Carpano. “Lo studio dovrebbe essere fatto, almeno per capire se serviranno nuove licenze prima dei grandi eventi che attendono Roma”, diceva anche il consigliere di FdI Federico Rocca.


Da settimana prossima comunque l’assessorato raccoglierà la richiesta da adesione ai doppi turni e, se tutto va bene, tra 15 giorni si partirà. I tassisti potranno lasciare le auto gratuitamente ai parenti (attraverso la collaborazione familiare) assumere un dipendente o firmare un contratto di gestione con un sostituto alla guida. In ogni caso potranno guadagnare di più, mentre si creeranno de facto nuovi lavoratori stagionali. Si aggiungeranno ai già oltre 900 sostituti alla guida che affittano le licenze tutto l’anno (e c’è chi lo fa anche da 15 anni) da titolari in pensione o da chi le possiede come semplice rendita. 

“La licenza – dice un sostituto che per la sua incolumità (non è uno scherzo) preferisce rimanere anonimo – dovrebbe essere un sistema di accesso a questo lavoro non un rendita eppure è così e a pagarla siamo noi”.

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