Tobia Zevi (LaPresse)

La squadra del sindaco Gualtieri

Chi è Tobia Zevi, il nuovo assessore alle Politiche abitative  

Gianluca Roselli

Trentotto anni, romanissimo, un cognome illustre e impegnativo, si misurerà con il dramma delle case popolari 

Avrebbe dovuto essere una sorta di “sindaco della notte”, fuori dalla giunta ma con delega alla movida e divertimento. E invece, a sorpresa, Tobia Zevi è entrato dalla porta principale del Campidoglio e si è ritrovato assessore nella squadra di Roberto Gualtieri. E in una poltrona di peso, quella del Patrimonio e delle Politiche abitative, in una città dove la gestione degli immobili pubblici e delle case popolari sono un pilastro della coesione sociale. “Nelle prossime settimane pubblicheremo un bando per sbloccare 50 milioni di fondi di contributi agli affitti agevolati rimasti fermi”, ha promesso a fine gennaio. “Vogliamo migliorare la manutenzione delle case popolari e aumentare il numero degli immobili per chi è in graduatoria o sotto sfratto”, afferma. 

   
Trentotto anni, Tobia Zevi fa parte di una delle famiglie ebraiche più importanti d’Italia. Sua nonna, Tullia Zevi, deceduta nel 2011, è una delle personalità più importanti dell’ebraismo italiano e, come giornalista, seguì anche il processo di Norimberga. Suo padre, Luca Zevi, è architetto e urbanista mentre il suo bisnonno, Guido Zevi, collaborò con il sindaco Ernesto Nathan. “Nathan era inglese, di profilo internazionale, mentre io rappresento una storia più autoctona: la mia famiglia sta a Roma da due millenni, il nome Zevi è scritto nelle catacombe”, ha detto mentre correva alle primarie del Pd per la scelta del candidato. Su sette, Zevi è arrivato sesto con il 3,53 per cento (1663 preferenze), senza partiti dietro ma con una campagna ben orchestrata e manifesti 3 x 2 disseminati ovunque. Poi Gualtieri lo porta nella sua squadra. 

  

  
Ma il sindaco non è l’unico a credere in lui. Il primo è stato Nicola Zingaretti che, dal 2008 al 2012, lo prende con sé in Provincia dove Zevi si occuperà di solidarietà e cooperazione. Nel 2015 è alla Farnesina con Paolo Gentiloni, che seguirà anche a Palazzo Chigi. Laureato in Lettere e filosofia, Tobia Zevi ha fondato l’osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte”, è presidente dell’associazione di cultura ebraica Hans Jonas e collabora con l’Istituto di politica internazionale (Ispi) come responsabile del programma sulle global cities. Nel 2013 pubblica il libro Il discorso di Giorgio. Le parole e i pensieri del presidente Napolitano. Anche sua sorella è un nome noto: Nathania Zevi, moglie di David Parenzo, è una giornalista del Tg3. Tobia, invece, è da poco papà di un bambino avuto dalla sua compagna.

  
“S’impegna molto e si sa muovere bene. Famiglia e buone frequentazioni fanno il resto”, dicono di lui. Zevi, spesso avvistato a Capalbio, non bada ai pettegolezzi e mentre parla sfodera un sorriso sornione. “La mia romanità ancor più che ancestrale è ontologica”, sostiene. E a chi guarda con sospetto la giovane età (ma a Milano ci sono assessori ben più giovani), risponde: “Ho gli stessi anni di Rutelli e Raggi quando sono diventati sindaci. A forza di dire che sono giovane mi sto invecchiando…”. A Salvini e Meloni imputa il mancato taglio netto con Casa Pound, sui temi etici è su posizioni laiche e vicino alla comunità lgbtq, vuole aumentare il Pil cittadino del 20 per cento in 5 anni e rendere la città più green e inclusiva. Appena entrato in carica ha firmato il comodato d’uso del Comune alla Casa delle donne, che Virginia Raggi aveva sfrattato.