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Dopo il voto alle primarie del Pd, che succede a Roma?

Il segretario Andrea Casu (non zingarettiano) non si dimette e rilancia

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

7 Marzo 2019 alle 11:04

Dopo il voto alle primarie del Pd, che succede a Roma?

Nicola Zingaretti (foto LaPresse)

Roma. Quale riflesso avrà su Roma la vittoria del governatore del Lazio Nicola Zingaretti alle primarie del Pd? La domanda corre tra Campidoglio, Regione e Nazareno. E mentre Zingaretti mette nella lista delle priorità la Tav e le autonomie, a livello locale un bisbiglìo insistente raggiunge il segretario del Pd romano Andrea Casu – che alle primarie ha scelto Roberto Giachetti e che per questa decisione, dice sempre il bisbiglìo, sarebbe in qualche modo destinato alla sostituzione. “Non ho intenzione di commentare il retroscena”, dice Casu, interpellato in proposito: “Mi interessa la scena: e non mi pare che gli elettori abbiano voluto chiedere il congresso anticipato del Pd. Anzi, ci hanno chiesto unità. La prima risposta non può essere una resa dei conti”. A Roma, dice il segretario cittadino, “c’è stata una straordinaria partecipazione. Vuol dire che la città resiste e vuole reagire al fallimento di questo governo”.

 

Il punto è: come? Nel Pd non tutti la pensano allo stesso modo. “Zingaretti ha vinto e oggi è il mio segretario. Dobbiamo costruire un’alternativa, c’è bisogno di tutti. Pensiamo alla ripartenza, cerchiamo di fare in modo che il Pd sia accogliente e tenga conto anche delle esperienze civiche”. E però, a monte, Casu ha sposato una linea per così dire “post-renziana”: “Il congresso è un momento di confronto tra impostazioni politiche e io penso che il contributo di Giachetti e Anna Ascani sia stato importante. E’ la posizione di chi rivendica con orgoglio le cose fatte durante i governi Renzi e Gentiloni, contro l’inciucio Lega-M5s. La loro presenza ha contribuito alla partecipazione di chi altrimenti non sarebbe andato a votare. Ripeto: ora Zingaretti è il mio segretario, sono a sua disposizione, a cominciare dalle Europee. E approvo che come prima cosa sia andato a Torino, a dire che non si può fermare la Tav. Tutto il Pd è unito su questo”.

 

A chi prefigura la suddetta resa dei conti locale, Casu risponde: “La maggioranza delle persone che lavora con me ha votato diversamente da me alle primarie, ma ora siamo uniti nel percorso. C’è un dato da cui partire: l’impegno e il merito collettivo di una nuova generazione che si sta ingegnando per la città e per riavvicinare il Pd ai cittadini in modo umile, raccogliendo le energie esterne. Per le Europee, prima, e per vincere a Roma, poi. Abbiamo ricevuto in eredità un Pd in condizioni difficili di finanziamento, ma – a costo zero – in un anno e mezzo abbiamo raggiunto risultati positivi: a Roma, alle Politiche 2018, il Pd è andato meglio che altrove, ed è stato il primo partito alle Regionali. E se è vero che nel III e nell’VIII municipio hanno vinto candidati di sinistra non pd, i voti del Pd sono stati essenziali alla vittoria. E quindi possiamo dirlo a testa alta: il Pd è vivo”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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