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Pd reloaded

Zingaretti si candida alla segreteria, ma deve convincere la sinistra-a-sinistra. Parla Fassina

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

5 Luglio 2018 alle 17:23

Pd reloaded

Stefano Fassina (foto LaPresse)

Roma. Il mio Pd sarà nuovo e diverso, i Cinque stelle si divideranno, ci dovremo confrontare: il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, intervistato qualche giorno fa da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, ha ufficializzato la sua candidatura per la corsa alla segreteria del partito (anche considerata l’imminenza dell’assemblea pd del 7 luglio). E questo Pd-reloaded, nelle parole del governatore e aspirante segretario, dovrebbe essere prima tutto un soggetto aggregatore contro i populismi sovranisti (ma non un “fronte repubblicano” alla Carlo Calenda: Zingaretti pensa ad attrarre – o riportare indietro – i delusi di sinistra, gli scontenti post-grillini prima provenienti dall’elettorato Pd, gli indecisi non convinti da Leu, sempre pescando nel serbatoio della gauche in cerca di nuovo autore). Ma è davvero possibile l’allargamento a sinistra evocato dal governatore del Lazio?

 

Stefano Fassina, deputato di Leu, ex candidato sindaco e consigliere comunale a Roma, dice: “L’allargamento è possibile, ma per aprire la prospettiva è necessario un cambio di rotta. Zingaretti lucidamente avverte il cambio di fase storica, ma le sue proposte sono in piena continuità con il ‘Trentennio inglorioso’ del centrosinistra più o meno ulivista, in particolare con un europeismo retorico che lascia praterie alla destra nazionalista. Mi pare che si dedichi al piano metodologico e ad affermarsi in quanto più affidabile garante di un ampio pluralismo coalizionale. Così non funziona. Così non recuperiamo alcun rapporto con gli interessi economici e sociali che ci hanno abbandonato”. Proprio in nome di quegli interessi, Fassina ha giudicato favorevolmente le misure su lavoro e gioco d’azzardo contenute nel “Decreto Dignità” di Luigi Di Maio. Ma per allargare a sinistra, dice, “ora servirebbe una discussione coraggiosa, senza tabù. L’ennesimo giro di giostra delle primarie è inutile”. C’è però anche un altro problema: la prospettiva della doppia carica affaccia infatti su un panorama di polemiche interne (area Gianni Cuperlo e non solo).

         

Dice Fassina: “Due cariche mi paiono conciliabili solo per un breve periodo. Fare il segretario di un campo da ricostruire dalle fondamenta non è un lavoro part time”. Quanto alla Regione – dove Zingaretti pur avendo vinto non ha maggioranza “indipendente”, motivo per cui ha sperimentato l’intesa cordiale “sui temi” con l’M5s di Roberta Lombardi – un’eventuale allargamento a sinistra “può essere condizione di facilitazione nei rapporti con i Cinque stelle”, dice Fassina, “anche se la disarticolazione politica ed elettorale del movimento dipende dalle vicende nazionali”. Ultima ma non ultima incognita: il grado di “recuperabilità” delle pecorelle smarrite. Non è detto infatti che la somma dei fattori, a sinistra, dia risultati uguali o superiori al passato.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    06 Luglio 2018 - 09:09

    Si lamenta del feroce liberismo che produce povertà di massa Fassina ,ma col cavolo se esistesse la Urss andrebbe a godersi il paradiso in terra vaticinato da Marx.

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