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Dubbi, perplessità e strategie intorno al nome di Zingaretti a capo del Pd

Renzi è indeciso, una parte della minoranza fa resistenza nei confronti del governatore del Lazio e il quadro politico italiano può riservare degli imprevisti. Intanto Martina spera di andare avanti

10 Luglio 2018 alle 06:00

Dubbi, perplessità e strategie intorno al nome di Zingaretti a capo del Pd

Nicola Zingaretti (foto LaPresse)

Gli occhi di tutti, nei palazzi della politica, sono puntati all’autunno prossimo. E più precisamente a ottobre. La convinzione, corroborata dalle analisi fatte dalle maggiori banche italiane, è che in quel periodo, cioè quando il governo italiano presenterà la legge di bilancio a Bruxelles, lo spread si impennerà di nuovo. E questo – è convinzione comune – accadrà anche se Lega e Movimento 5 stelle non premeranno per sfondare tutti i parametri, perché la speculazione è comunque in agguato. Che cosa succederà allora? La speranza è che il governo possa traballare. Ma Matteo Salvini ha già rassicurato i suoi su questo tema: il leader della Lega è sicuro che si andrà avanti ugualmente e che si arriverà comunque con questo governo alle europee. Solo allora – e questo ovviamente dipenderà molto dal risultato del suo partito in quella contesa elettorale – deciderà il da farsi. Cioè se gli converrà andare avanti oppure andare alle elezioni per capitalizzare alle politiche il risultato delle europee.

 

Ciò nonostante, nel Pd hanno ripreso fiato quanti puntano a disarticolare la maggioranza di governo, come ha detto sabato scorso Zingaretti, trovando un canale di comunicazione con i grillini. Secondo Matteo Renzi, contrarissimo a questa ipotesi, si tratta di una pia illusione. Ma nel suo partito c’è ancora chi ci spera.

 

Nel frattempo nel Pd si cerca il possibile candidato anti-Zingaretti. Tutti i nomi e le possibilità vengono vagliate, ma si continua a girare a vuoto. Una parte dei renziani vorrebbe convincere Delrio a lasciare da parte le sue perplessità e a fare il grande passo. “Zingaretti – è il ragionamento che viene fatto – non sfonda al Nord, soprattutto in Lombardia, perciò le possibilità di batterlo sono molte”. Ma un altro pezzo dei renziani vorrebbe che l’ex segretario scartasse e puntasse su Carlo Calenda: “E’ empatico, ha una linea più vicina alla nostra e ha il favore dei media”. Nell’incertezza si prende tempo. “Ma a dicembre dovremo prendere una decisione definitiva” è l’opinione di tutti.

 

In questo scenario quanto mai vago chi spera di sopravvivere a una fine che tutti i giornali danno per certa è Maurizio Martina. Il segretario pro tempore del Pd punta sull’indecisione di Renzi, sulle resistenze di una parte della minoranza nei confronti di Zingaretti e sugli imprevisti del quadro politico italiano per andare ancora avanti. Del resto, l’assemblea che dovrebbe convocare il Congresso, e che dovrebbe tenersi tra ottobre e novembre, non è stata ancora indetta.

 

E al Pd circola un’altra ipotesi: cioè che alla fine Zingaretti possa non candidarsi. E’ un’ipotesi che non sembra corroborata da nessun fatto, anche perché il governatore del Lazio sta pianificando delle puntate al sud per cercare di portare dalla sua il partito meridionale. Però l’ipotesi continua comunque a circolare con una certa insistenza.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    10 Luglio 2018 - 08:08

    Il Pd è in agonia perchè i capibastone piddini vogliono ammazzà Renzi. Chi con lingua da biforcuta come Cuperlo chi con lingua viscida come Orlando che con lingua afona come Calenda. I più ci sono i vecchi communistoni da Bersania a D'Alema che ancora con la tessera del Pci contrastano ogni possibile evoluzione della sinistra italiana perchè nel 1989 erano in vacanza..Inoltre sinistri come Grasso Fratoianni Bonino Boldrini sono il solito branco che azzanna chi vuole liberarsi dalle catene del bolscevismo di ritorno.La sinistra sta svanendo e i sinistri fanno di tutto per farla sparire ,con determinata vocazione al suicidio. Renzi ha tentato di arginare la frana ma mal gliene incolse.

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