Nella Capitale senza City gli affari si faranno all’aeroporto

A Fiumicino un centro per il business che ha “illuminato” Raggi sull’efficienza del privato e farebbe cambiare idea a Augé

24 Maggio 2018 alle 13:37

Nella Capitale senza City gli affari si faranno all’aeroporto

Un rendering del nuovo business center in progetto all'aeroporto di Fiumicino

Roma. A differenza delle grandi capitali mondiali, quella italiana non è dotata di un quartiere degli affari di facile accesso e iperconnesso con il resto del mondo dove manager e banchieri possono confluire per stringere mani e accordi produttivi. Il quartiere Eur offre spazi per ospitare grandi congressi e convegni, ma è un luogo ampio e dispersivo. Ieri Aeroporti di Roma, società di Atlantia che gestisce gli scali romani, ha annunciato la creazione di una “Business City” all’interno dell’aeroporto di Fiumicino. Dal 2022 inizierà la costruzione del distretto per aziende e professionisti italiani ed esteri, incubatori e startup con servizi, uffici, spazi lavorativi e centri congressi per convegni ed eventi fieristici. Sette edifici in tutto, tre spazi verdi e punti ristorazione. Un investimento da 190 milioni di euro da parte di Adr che servirà a costruire entro il 2024 il complesso di 91 mila metri quadrati che riqualifica le aree industriali preesistenti adiacenti allo scalo principale della Capitale. A regime stimati oltre 23.500 occupati tra diretti, indiretti e indotto.

      

     

A sentire del progetto avrebbe forse qualche ripensamento l’antropologo francese Marc Augé che definì i luoghi di transito “non-luoghi” dove gli individui affluiscono senza mai entrare in relazione. A Fiumicino accadrà il contrario, un posto dove fermarsi e creare relazioni. L’utilità della struttura è presto spiegata con il fatto che un terzo del totale dei passeggeri in transito a Roma viaggia per affari, e avere un comodo approdo sarebbe un incentivo a stazionare nella “city” aeroportuale e creare relazioni, con buona pace di Augé. Senza contare che il business della convegnistica a livello mondiale genera un fatturato di 1.300 miliardi di dollari. Roma seguirà così le migliori pratiche internazionali, dal momento che i centri per gli affari sono presenti nei principali scali di Londra, Parigi, Dublino, Zurigo, Amsterdam e Francoforte. “La Business City nascerà riqualificando spazi industriali preesistenti e senza consumare suolo aggiuntivo”, ha detto Giovanni Castellucci, l’ad di Atlantia, proprietaria di Adr. “Vuole essere un centro dove la città attrarrà talenti, aziende ed esperienze per rafforzare il posizionamento della Capitale al di là del solo comparto turismo. Lo facciamo senza utilizzare un solo centimetro di nuovo suolo, dismettendo un’area di capannoni e uffici oggi poco utilizzata”.

   

      

Durante la conferenza stampa al sindaco, Virginia Raggi, lì presente, si sono illuminati gli occhi sentendo parlare di “zero consumo di suolo”: tradizionalmente, per il M5s, edilizia e “colata di cemento” sono sinonimi. Raggi ha avuto un’altra illuminazione sulla via di Fiumicino notando che il periodo di affidamento lavori occuperà solo quattro-cinque mesi durante il 2019. “Abbiamo un privato che corre e un’amministrazione che fatica: come fa quest’ultima a dare un quadro di regole e aiutare lo sviluppo, quando la stessa amministrazione purtroppo subisce una burocrazia e delle procedure estremamente lente?”. Che se lo chieda un sindaco lemme-lemme e prona ai desiderata del carrozzone Atac rivela la consapevolezza che senza imprese efficienti non si può volare.

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