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Qualcosa si muove a Roma nella temperie di gabbiani, buche, clan e testate zingare

Non solo monnezza: Apple, Rinascente e Norwegian. La modernità contesa della Capitale

30 Novembre 2017 alle 15:01

Qualcosa si muove a Roma nella temperie di gabbiani, buche, clan e testate zingare

Foto LaPresse

Qualcosa forse si muove a Roma: nella temperie di gabbiani, buche, clan Spada e aristocrazie zingare, testate e Casa Pound, ecco vaghi collegamenti con la modernità: l’apertura della Rinascente – già dal nome, dannunziano e programmatico, e però department store aspirazionale, con capitale thailandese; già entrato nel cuore dei romani, che non hanno i soldi per comprarsi gli abitini di Prada al piano terra (i commessi della Rinascente hanno un’aria un po’ disperata, pochi pare che riescano a rispettare gli obiettivi di vendita richiesti dalla proprietà); ma fanno a botte per salire soprattutto all’ultimo piano sui terrazzi e sui ristoranti giappo-brasiliani di Temakinho (fondamentale startup mangereccia tutta italiana). La Rinascente, che ingloba il Temakinho e l’acquedotto romano restaurato ed esposto nel “basement”, tiene insieme tutto, “quell’antico-moderno che è er segreto de Roma”, come diceva la prostituta Delia ovvero Franca Valeri in “Parigi o cara”, nella città della modernità impossibile, ove le Olimpiadi non si fanno, gli stadi non attecchiscono, le Nuvole finiscono sotto inchiesta, e l’archistar soccombe al Tar e l’architettura all’edilizia (“questa non è architettura, è edilizia!”, diceva il Nanni Moretti delle archistar novecentesche, Ettore Sottsass).

 

Modernità comunque mediterranea, una Tunisi 2.0 come dicono i milanesi recentemente rinfrancati nella loro superiorità morale (“non venivo da un anno: proprio Tunisi”). La prostituta Delia andava a dettare i suoi annunci all’ufficio postale in piazza San Silvestro, proprio dove ora fervono i lavori addirittura per un fondamentale nuovo Apple Store nella piazza già “rustica ma tirata al fino” (sempre Franca Valeri) da Paolo Portoghesi. Anche questa dell’Apple Store, una notiziona nella capitale sempre più riluttante; Roma era del resto l’unica città occidentale finora a non avere in centro un negozio della Mela, ambasciata di modernità. Ma attenzione: Roma da febbraio sarà poi collegata addirittura con Silicon Valley: parte infatti il primo volo diretto con San Francisco, dopo anni di petizioni, firme, proteste, di cervelloni e imprenditori costretti a volare via Francoforte o Londra o Zurigo (capitali moderne); ancora, Roma era l’unica capitale di un paese G8 a non avere un volo diretto con la valle della contemporaneità. Sarà un collegamento low cost, e dalla porta di servizio, perché Roma è appunto riluttante, andrà non proprio a San Francisco ma a Oakland, sobborgo un po’ sfigato, come Orio al Serio per Milano. Negli intenti della compagnia servirà probabilmente per portare qui turisti nerd; il volo, operato dalla Norwegian Air, costerà (trovando i posti) meno di duecento dollari, e sarebbe bello se succedesse invece il contrario: se diventasse tipo un Frecciarossa verso la globalità, coi giovani romani che fregando i milanesi se ne vanno in Silicon Valley. Stufi di aspettare la metro A o B o C si buttassero in California ritornando poi pieni di idee e startup come da un Erasmus siliconvallico, facendo rosicare molto gli omologhi milanesi (il volo dura undici ore, più o meno quanto si attende un taxi a Termini nei giorni di pioggia, vabbè).

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Commenti all'articolo

  • m.pascucci

    03 Dicembre 2017 - 11:11

    Ecco, appunto, avete appena sfiorato il problema: sono contento se abbiamo la Rinascente, contento se Apple apre un negozio a Piazza San Silvestro, contento se abbiamo un volo diretto per San Franscisco. Ma sarei ancora più contento di vedere le metropolitane A, B e C funzionare come si deve, di sapere se finalmente la C attraverserà il centro e arriverà dove deve arrivare secondo quanto previsto dal piano regolatore (Virginia ancora ha le idee confuse sull'argomento), se qualcuno ha in mente, che ne sai, di riprendere il discorso per la metro D, che male non farebbe alla mobilità cittadina. Tutto questo per non parlare di monnezza, gabbiani, buche, ecc... che sono problemi che neanche fanno più notizia. Ah, e sarei pure contento di avere in Campidoglio gente un po' più sveglia dei Raggi boys (and girls): questo non sarebbe forse un sogno proibito, al contrario delle mie divagazioni sulla futura rete di metropolitane a Roma... Che devo fare, mando una letterina a Babbo Natale?

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  • carlo.trinchi

    30 Novembre 2017 - 20:08

    Che torni il bello e più importante non ce ne se vergogni. Che ritorni la S Francisco perché c’era e l’ottusita manageriale politico-statalista decise di cancellarla come tamte altre rotte non curate e vezzeggiate. Una richesta alla piccola sindaca di Roma: questo Natale stoppi la decrescita deficiente e si faccia regalare un bell’albero che mostri la nostra voglia di tornare di buonumore. Lo scorso anno veniva un groppo alla gola nel vedere l’albero di Roma triste, spennacchiato e quasi niente addobbato e che avevamo pure pagato. Il massimo della sfiga.

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