(Unsplash)

Preghiera

Le persone senza personalità per le quali anche il cappotto è troppo

Camillo Langone

Pochi resistono ancora ai casual che si coprono, ma non si vestono: gente che si sospetta insignificante

Mi scrive un lettore della Bergamasca, compagno di tabarro: “La gente mormora e sorride dandomi del ridicolo, ma loro hanno freddo e io no”. Ed è una bella definizione di “gente”: insieme di persone senza volto che mormorano e ghignano. Con le spalle coperte dal gruppo. E il corpo coperto da vestiti informi, senza storia né futuro. Le vedo le persone normali ossia le persone senza personalità, come vanno in giro: altro che tabarro, anche il cappotto è ormai troppo per loro. Il cappotto verticalizza, stilizza la figura, protegge dal caos ed ecco perché non piace ai complici della dissoluzione delle forme, della dissipazione dei valori. Né ai complici né ai rassegnati. Il cappotto responsabilizza, conferisce rilievo: se ti sospetti insignificante getti la spugna e passi al giaccone infagottante. Al casual che vuol dire gettarsi addosso cose a caso. Magari con cerniere di plastica e colli di pelli di plastica, taglie cinesi, tagli con l’accetta, roba che costa poco, vale poco, dura poco, ti fa notare poco anzi ti rende invisibile. Mimetismo, gregarismo della gente che ride di chi non si limita a coprirsi ma ha ancora la forza di vestirsi. Di chi, pur circondato, non si arrende.

Di più su questi argomenti:
  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).