Compianto sul Cristo morto, pittura murale, San Pantaleimon, Nerezi, Macedonia, 1164

Bisogna fermare l'uso politico del Vangelo

Camillo Langone

Chi proprio vuole, provi a citare l’Antico testamento

Per una moratoria sul Vangelo. Leggendo in parallelo “Il Vangelo secondo me” di Rino Cammilleri (La fontana di Siloe) e l’appello invasionista di Sandro Veronesi che sul Corriere cita Luca 2,14 mi viene da pregare per una sospensione dell’utilizzo politico del Nuovo Testamento. Un poco mi costa perché da sempre credo che la fede debba essere religione e non solo devozione. Però la presente strumentalizzazione di Cristo è talmente oscena che sono disposto a fare anch’io un passo indietro.

 

Certo, ci sono differenze: i cattolici come me e come Cammilleri vengono da decenni di messe, di prediche, di letture devote, e sanno benissimo che le interpretazioni evangeliche sono millanta e che insomma la faccenda è molto complicata, invece i miscredenti come Veronesi hanno l’estrapolazione facile, il versetto all’uopo, magari amputato (lo scrittore pratese da Luca 2,14 elimina Dio come certuni eliminano il grasso dal prosciutto: perdendosi il meglio, dunque, e il senso complessivo).

 

Nel “Vangelo secondo me”, titolo onesto e antifanatico, un Cammilleri mai così poco agiografico segnala innanzitutto le contraddizioni: “Alcune parole di Gesù lasciano interdetti”, “Nei vangeli di Gesù c’è di tutto...”. Propongo pertanto di lasciare in pace il Nuovo Testamento per un po’. Chi proprio vuol fare il biblista provi a citare l’Antico: si accorgerà che è meno equivocabile, meno asservibile.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).