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C’è un nuovo bisogno di religione per rafforzare la nostra cultura liberale

Un plauso a Bruno Forte. La necessità di tenere presente l’atteggiamento dei classici del liberalismo verso il cristianesimo. Si pensi a Tocqueville

22 Luglio 2018 alle 06:00

C’è un nuovo bisogno di religione per rafforzare la nostra cultura liberale

Foto Pixabay

Sul Sole 24 Ore di domenica 8 luglio l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, ha scritto: “C’è un nuovo bisogno di religione, oggi. La constatazione emerge da più parti: inchieste sociologiche, riflessioni filosofiche, analisi dei processi storici in atto. Finito il tempo delle ideologie intese come risposta totalizzante alla ricerca umana di giustizia per tutti, constatata la ‘caduta degli Dei’, di quegli idoli del potere, dell’avere e del piacere, che il consumismo e l’edonismo avevano esaltato come surrogato di un Dio dichiarato inutile. Torna il bisogno di un orizzonte ultimo, assoluto, capace di unificare i frammenti del tempo e dell’opera umana in un disegno in grado di motivare la passione e l’impegno”. Non è difficile immaginare le ironie che queste parole dell’arcivescovo avranno suscitato in molti, i quali avranno detto: ma non sa l’arcivescovo che viviamo in società sempre più secolarizzate, nelle quali ormai i cristiani praticanti sono una assai ridotta minoranza? Certo, con quelle parole l’arcivescovo fa il suo mestiere, ma egli vive ormai in una piccola isola.

 

Io credo, invece, che Bruno Forte abbia ragione: “C’è un nuovo bisogno di religione, oggi”. In primo luogo per rafforzare e rinsanguare la nostra cultura liberale, anch’essa sempre più minoritaria.

Questa mia affermazione può sorprendere solo se non si tiene presente l’atteggiamento dei classici del liberalismo verso il cristianesimo. Si pensi a Tocqueville, un “classico” sempre attuale per le sue riflessioni sul nesso liberalismo-democrazia. In una lettera a Gobineau del 5 settembre 1843 il pensatore normanno scriveva: “Io non sono credente (e sono ben lontano dal vantarmene), ma, per quanto non credente io sia, non ho mai potuto difendermi da una passione profonda leggendo il Vangelo. Molte delle dottrine che vi sono contenute, e delle più importanti, mi hanno sempre colpito come fossero assolutamente nuove, e l’insieme soprattutto forma qualche cosa di completamente differente dal corpo di idee filosofiche e di leggi morali che in passato avevano retto le società umane. Io non concepisco che, leggendo questo ammirevole libro, il vostro animo non abbia provato, come il mio, questa sorta di aspirazione che determina una atmosfera più vasta e più pura”. Il pensiero liberale ha un’ispirazione profondamente cristiana: tutti gli esseri umani sono creature di Dio, dunque godono di diritti intangibili che nessuna autorità terrena può violare; se vìola quei diritti, quell’autorità perde ogni legittimità.

 

Questo in primo luogo. Ma anche per quanto riguarda il rapporto liberalismo-democrazia il cristianesimo ci insegna molte cose assai preziose. Nel suo capolavoro La democrazia in America Tocqueville ha visto seri pericoli insiti nell’assetto democratico. Egli ha rilevato a questo proposito che, a mano a mano che i cittadini diventano più eguali e più simili, la disposizione di ciascuno a identificarsi nella massa e a credere in essa aumenta, ed è sempre più l’opinione comune a guidare il mondo. Il pubblico viene quindi a godere presso i popoli democratici di un singolare potere: “Non fa valere le proprie opinioni attraverso la persuasione, ma le impone e le fa penetrare negli animi attraverso una specie di gigantesca pressione dello spirito di tutti sull’intelligenza di ciascuno”. E’ la dimensione della spiritualità interiore che viene meno. Ancora: la democrazia, che pure porta grandi vantaggi, induce negli uomini un culto eccessivo per il benessere e per i godimenti materiali. Una sorta di materialismo, negatore di qualunque trascendenza, finisce per diventare l’atteggiamento spirituale della società. Ciò tende a isolare gli uomini gli uni dagli altri, e induce ciascuno a non occuparsi d’altro che di se stesso e del proprio status sociale. La religione cristiana, dice Tocqueville, può attenuare queste tendenze delle democrazie, ma non può annullarle.

 

La religione cristiana, si badi: essa può aiutarci a combattere edonismo, conformismo, materialismo (in quanto indebolimento o eclisse dei valori), cioè alcuni dei grandi mali del nostro tempo. “Più vivo – disse il grande pensatore normanno – e meno vedo la possibilità che i popoli facciano a meno di una religione positiva”. Parole attualissime, ieri e oggi. (E su questi temi tocquevilliani si veda ora il bel libro di Roberto Giannetti Alla ricerca di una scienza politica nuova. Liberalismo e democrazia nel pensiero di Alexis Tocqueville, Rubbettino editore).

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