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La kermesse di FdI

I viaggi e le imprese di Giorgia Meloni. Atreju 2023 sembra lo sbarco sulla Luna

Carmelo Caruso

Planisferi, corni rossi, cartonati anti Pd, Babbo Natale. Apre la kermesse dei giovani della destra e tra Musk, Briatore e baite l'effetto è straniante. Opulenza e lode alla premier

Meloni è finita sulla Luna. Atreju è Space Giorgia, Elon Musk è l’ospite X, il capogruppo di FdI, Lucio Malan, indossa un gilet come quello di Obi-Wan Kenobi. FdI è in orbita. La kermesse della destra, tre giorni d’incontri, a colpo d’occhio sarà costata quanto venti automobili Tesla. Il pass dei giornalisti è iridato. Brilla, luccica. Un militante lo dice: “Me cojoni”. Il luogo dove si tiene è Castel Sant’Angelo e sembra la navicella del patriota. Il blu estoril è il colore dominante (Giambruno, ti dobbiamo delle scuse). Centocinquanta volontari, la pizza ritorta costa solo 7 euro ed è farcita con spinaci e  salsiccia. Per celebrare la premier è stato convocato in anticipo Babbo Natale: “Mi hanno sequestrato. Devo stare fermo. Non mi posso muovere”. All’entrata giganteggia il planisfero che mostra i viaggi nel mondo di Giorgia perché, come è spiegato nella legenda, “l’instancabile impegno di Giorgia sta restituendo all’Italia un grande prestigio internazionale”. Mario Draghi era uno spazzacamino. La musica che viene diffusa è più che giusta ed è Venite adoremus. Un tassista, all’ingresso, chiede in romano: “Ma che è ‘sta roba?”. Un “meloncino” lo informa che è la manifestazione della premier e che è atteso anche Musk domani. Il tassista a quel punto si illumina: “Anvedi, viene pure lo svalvolato. Forte quello. Se fuma pure le canne”. I giovani di Meloni, maramaldi, espongono un cartonato con la faccia di Elly Schlein. Ad Atreju c’è la soluzione per la segretaria. In una delle casette della patria, un campano vende corni rossi. Costano sei euro. E’ un prezzo da salario minimo. Segretaria, compralo!

 

Due tende attrezzate sono riservate alla stampa, il wi-fi va più veloce del pilota Verstappen, il responsabile di FdI, Giovanni Donzelli, che ha organizzato Atreju, somiglia a Guido Bertolaso versione Protezione Civile.


Alle 13.30, il sottosegretario alla Giustizia Delmastro è così felice che vi offrirebbe tutti i fascicoli giudiziari dal 1860 a oggi. I volontari, i “meloncini”, come gli All Blacks, si riuniscono e urlano: “A-t-r-e-j-u”. Lo slogan è “Bentornato orgoglio italiano”, ma l’effetto è straniante. Tra Musk, il torrone fondente, Flavio Briatore, altro ospite, e il sindaco Gualtieri, che non parla del Mes (e di Conte), più che orgoglio sembra di stare in un film con Mario Brega, ma diretto da Wes Anderson. La manifestazione non è cominciata che scoppia la polemica. Dalla Camera arriva la notizia che i lavori sono stati sospesi per permettere di partecipare all’evento patrio. Il capogruppo Tommaso Foti, Foti dry, precisa che si è sempre fatto così e che è un patto tra gentiluomini. I libri della destra sono da una vita i soliti di Francesco Giubilei, Mishima e di Paragone. Le felpe in vendita hanno impresse la frase “Memento audere semper”. L’unico che si ricorda, memento, che ogni festa serve per fare pubblicità è il deputato Luca Sbardella che ha trasformato Atreju 2023 nella sua cantina. Produce un vino chiamato “Piglio Superiore” e la bottiglia la trovate a ogni angolo. Nella California di Meloni, ma con l’olio slow food, le vie “immaginarie, sono via Almerigo Griz, viale Giorgio Perlasca, sala Mattei, e c’è un muro intero, un altro cartonato, che ricorda come è stata rubata Trieste all’Italia.

 

Il primo evento della giornata è moderato dal direttore Rai Approfondimento, Paolo Corsini, anche detto “er Mutanda”, che chiede all’onorevole Marco Silvestroni: “Marco, ci vuoi raccontare come va il ‘nostro’ partito?”. Il Silvestroni risponde: “Va molto bene”. Poi racconta, sempre il Silvestroni, che l’altro giorno si è emozionato perché uscendo dal concerto di Natale, al Senato, “Massimo Giletti ha detto a Mentana: caro Enrico, oggi mi sento italiano”. L’opzione che Giletti abbia mangiato la pasta tricolore non è contemplata. E’ sempre merito di Giorgia, la prima donna che è andata sulla luna, il governo. Meloni qui è come Neil Armstrong. Anche Ciriani, il ministro più moderato di FdI, se la prende con Schlein: “Ha perso un’occasione”. Dal viale Giovannino Guareschi arriva il governatore dell’Abruzzo, Marsilio, a cui viene chiesto cosa ne pensa del terzo mandato che affligge la Lega e Luca Zaia, e Marsilio: “Io penso al mio secondo”. La Lega, ad Atreju, ha lo stesso posto che in cucina ha una spezia come il coriandolo. L’indumento del patriota 2023/2024 è il cappottone con la martingala. Un altro vezzo è il sigarone come il capitalista dei fumetti (e pure dei sindacalisti Cgil). Poi c’è l’oggettistica. Il calendario del patriota è gratuito. La borsetta fatta a mano costa dieci euro, gli angeli di terracotta sette. La pista di pattinaggio rimane il marchio di fabbrica tanto che sta diventando linea politica in Europa (i pattini ve li noleggiano a 10 euro). Un altro che modera è Pietro Senaldi di Libero e non può che aver rubato la sciarpa di Rockefeller. Donzelli, versione Bertolaso, si precipita ad accogliere Arianna Meloni che ha un passo più imperiale di quello di Napoleone. Non esageriamo nel dire che per seguirla ci sono oltre cinquanta reporter. Lei, che è furba, sceglie Roberta Benvenuto, l’inviata di “PiazzaPulita”, per difendere il marito Lollobrigida. E’ sempre la storia del treno fermato. Arianna Napoleone: “Mio marito è andato a lavooorare”. Lo dice come se si fosse spezzato la schiena a raccogliere broccoli.

 

Per fortuna, per sterilizzare questa stampa nemica, c’è “La voce del patriota”. L’intervista esclusiva è a Fazzolari, l’Antony Blinken di Meloni. Antonio che è uno studente di Valencia, che vota Vox, ci racconta che la premier ci sta turlupinando: “Anche il leader Abascal vorrebbe andare con i popolari”. Alla rotonda Prezzolini un deejay che avrà bevuto il vino di Sbardella, mette a palla la canzone “Non succederà più” nella versione Celentano-Mori. Cara segretaria Schlein purtroppo non succederà più (che ti invitano). I corni, il cartonato… non l’hai capito! Solo ad Atreju ti potevano togliere il malocchio.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio