Il caso

Meloni al vertice sull'IA tra barriere etiche e rischi per il lavoro. Ed evita le domande sulla telefonata fake

Simone Canettieri

Da Londra, al summit sull'intelligenza artificiale, la premier lancia l'allarme sulla nuova tecnologia che va gestita con una cornice normativa

Niente scherzi. Giorgia Meloni passa cinque ore al Bletchley Park senza fermarsi a parlare con la stampa. Entra ed esce dall’AI Safety Summit, di bianco vestita e  in nero silenzio. Non è accompagnata dal consigliere diplomatico Francesco Talò, finito nella torbida storia della telefonata fake dei comici russi insieme all’ufficio che dirige a Palazzo Chigi. La premier vola a Londra per raccogliere l’invito del suo amico Rishi. Come chiama, in pubblico e in privato, il primo ministro britannico Sunak con il quale ha una consuetudine privata fatta anche di battute e messaggi WhatsApp. Al Consiglio d’Europa di Granada gli aveva garantito  la sua presenza, e dunque eccola qui, unica capo di governo al summit sull’intelligenza artificiale. “Una grande opportunità” che si porta dietro allo stesso tempo “enormi rischi”, dice Meloni. 

 

Con Sunak la premier ha un rapporto solido: lo si capisce anche dal bilaterale che intrattiene con lui. I due parlano di migranti (il modello di Londra, molto hard, piace a Roma) e della guerra in medio oriente. Poi Meloni interviene al forum (a porte chiuse) davanti a una platea molto qualificata, composta da politici, certo, e tycoon del settore come Sam Altman, considerato il padre di ChatGpt, o Elon Musk, imperatore di X (ex Twitter) e Tesla, ricevuto nel suo tour europeo quest’estate anche a Palazzo Chigi. 

Nel suo intervento mette l’accento sui rischi, sui cosiddetti scenari da incubo che si porta dietro questa tecnologia. Nel luogo, iper simbolico in cui Alan Turing decrittò i messaggi nazisti in codice permettendo agli Alleati di ribaltare le sorti della Seconda guerra mondiale, la premier parla di “una nuova frontiera del progresso, che per la prima volta rischia seriamente di mettere a repentaglio il principio stesso della centralità dell’uomo”. Per questo motivo annuncia che si svolgerà a Roma una conferenza internazionale su “Intelligenza Artificiale e lavoro”,  con studiosi, manager ed esperti per garantire che “l’IA aiuti e non sostituisca chi lavora”. Motivo per il quale, nel suo piccolo anche la commissione Lavoro della Camera guidata da Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia ha già avviato un approfondimento sulla falsa riga di questo argomento. Meloni pensiero: “Rispetto a ogni altra rivoluzione del passato, questa prefigura un mondo in cui il progresso non ottimizza più le capacità umane, ma rischia di sostituirle”.

 

Dunque si torna sempre lì “al rischio di un modello che nell’immediato potrebbe essere molto profittevole per le imprese, concentrando la ricchezza nelle mani di pochissimi”. La posizione dell’Italia, ed è interessante osservare per la prima volta la destra davanti a uno scenario che sfida l’umanesimo, rimane quella della massima attenzione. Al punto la presidenza di Roma del G7  metterà al centro questi temi per cercare di  “favorire una governance condivisa, coinvolgendo sia il settore pubblico che quello privato, per garantire che l’uomo rimanga al centro della nostra società”. Poi oltre alla filosofia ci sono le emergenze fattuali che Meloni intravede: produzione di armi, danni biologici a bassa tecnologia, attacchi informatici.  In sala c’è anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ed è l’occasione, da parte dell’Italia, per cercare di trovare una cornice normativa europea e nazionale veloce. “Un quadro normativo adeguato se vogliamo sfruttare le opportunità che l’Ia può offrirci. La cosa che deve preoccuparci di più è la nostra lentezza decisionale in rapporto alla velocità di sviluppo delle nuove tecnologie”. Dunque insieme alla “barriere etiche” occorre – questo è il ragionamento della presidente del Consiglio – anche una legislazione chiara. Si punta a una legge quadro tutta italiana, anche se per il momento le risorse scarseggiano. Secondo l’ultima Nadef sono previsti cinque milioni per questo specifico comparto. Il ministro Adolfo Urso, presente al vertice, promette per il 2025.  Sembra tutta una corsa contro il tempo e il futuro quella della premier e degli altri leader.

Meloni si porta dietro la coda ancora lunga della telefonata fake in cui è incappata il 18 settembre e che è stata resa pubblica dopo 44 giorni. Un caso che la spingerà molto probabilmente a una spiegazione pubblica che dovrebbe avvenire già domani durante la conferenza stampa prevista al termine del Consiglio dei ministri (il cui piatto forte è la riforma costituzionale sul premierato, oltre alla governance del “Piano Mattei”). L’ombra dello spionaggio russo, i tentavi di destabilizzare la posizione italiana ed europea sull’Ucraina si mischiano con la “sciatteria” che ha permesso questo incidente diplomatico non proprio banale: due comici, Vovan e Lexus, che parlano con la premier fingendo di essere il presidente dell’Unione africana Moussa Faki, incontrato realmente dalla leader lo scorso aprile. 

L’affare si gonfia dopo le parole del sottosegretario alla presidenza, con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano  secondo cui la presidente aveva “capito subito” che fosse un fake. Anche la conversazione dura circa quindici minuti.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.