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verso l'ottavo pacchetto

Il nuovo invio di armi all'Ucraina fa discutere anche nel governo. Crosetto: "Non abbiamo risorse illimitate"

Tajani annuncia l'ottavo pacchetto di aiuti militari, ma il titolare della Difesa chiede cautela: "Verifichiamo ciò che siamo in grado di dare". Meloni non si esprime sulle armi ma per la prima volta da premier parla della "stanchezza dell'opinione pubblica". Polemiche tra Pd e M5s 

Il vicepremier Antonio Tajani apre, il ministro della Difesa Guido Crosetto frena. Il tema è l'invio di nuove armi all'Ucraina e un possibile nuovo pacchetto di aiuti, l'ottavo. "Nulla di nuovo, nulla di strano, ma soprattutto nessuna polemica con l’amico e collega Tajani", si è affrettato a dire Crosetto per fugare i dubbi di una spaccatura tra la Difesa e la Farnesina. Una distanza però evidentemente c'è: "Ci sono due aspetti: uno politico, che è ciò di cui ha parlato Tajani, e poi c'è la parte tecnica, per vedere cosa si è in grado di dare senza mettere in pericolo la necessità di preservare una Difesa italiana sempre", ha spiegato Crosetto, che proprio ieri ha ascoltato le richieste del nuovo ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov: sistemi missilistici a lungo raggio e sistemi di guerra elettronica. La linea della Difesa espressa dallo stesso ministro è chiara: "C'è una continua richiesta da parte ucraina di aiuti, bisogna verificare ciò che noi siamo in grado di dare rispetto a ciò che a loro servirebbe: non abbiamo risorse illimitate". D'altra parte, la necessità di garantire un livello di scorte adeguato per mantenere i livelli minimi di sicurezza era già sorta nei mesi scorsi e non riguarda tutti gli altri stati europei. Solo in Italia, ricorda l'Ansa citando le aziende belliche, serviranno due anni per recuperare il quantitativo di munizioni.

Fin qui i dubbi tecnici. Poi ci sono le perplessità politiche di cui si fa portavoce direttamente Giorgia Meloni. Se è vero che il sostegno a Kyiv non è in discussione, come ha ribadito anche agli alleati atlantici in una telefonata martedì, è vero anche che la premier rompe un tabù: "Inflazione prezzi, energia, migrazione sono tutte conseguenze del conflitto che impattando sui cittadini generano una resistenza o rischiano di generare una stanchezza nell'opinione pubblica. Se vogliamo difendere l'Ucraina con forza dobbiamo anche fare attenzione a queste conseguenze", ha detto ieri a Sky tg 24. Una posizione che oggi potrebbe smussare o ribadire incontrando a Granada il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, visto che entrambi i leader saranno in Spagna per il Consiglio informale europeo preceduto dal vertice della Comunità politica europea.

 

Insomma il nuovo pacchetto italiano di aiuti, annunciato lunedì scorso dal vicepremier Tajani a Kyiv, non è ancora scritto ma è destinato a fare discutere anche tra le opposizioni. Soprattutto perché, a differenza dei precedenti invii di armi, questa volta ci sono le elezioni europee che incombono.

Giuseppe Conte si trincera dietro la bandiera pacifista e sceglie di criticare duramente l'annuncio di nuovi aiuti militari, sollevando l'irritazione del Pd. “L'esultanza di Conte per un occidente che abbandona il campo vuol dire che Putin ha avuto ragione a invadere militarmente un Paese sovrano, e che può farlo ancora”, attacca la deputata dem Debora Serracchiani. La segretaria Elly Schlein, che oggi al Nazareno ha riunito la direzione, non scivola nella polemica con il leader grillino ed evita di parlare di armi, ma ribadisce il sostegno del Pd a Kyiv: "L'invasione dell'Ucraina non è finita. Non possiamo permettere che qualcuno possa riscrivere i confini dell'Europa con il proprio esercito".