(foto Ansa)

editoriali

A Repubblica smontano le loro stesse inchieste, bravi!

Redazione

Ecco come il quotidiano di sinistra fa il controcanto al racconto a puntate sulla famiglia della premier Meloni

Repubblica ha pubblicato ieri l’ennesima (forse ultima) puntata dell’inchiesta sugli affari della famiglia di Giorgia Meloni. Questa volta si tratta delle società che avevano acquistato le quote della madre della premier all’inizio del millennio. Difficile immaginare che quell’intrico di partecipazioni fosse noto alla famiglia, il che rende un po’ surreale il presupposto della “denuncia”, cioè l’omissione di questi particolari nell’autobiografia di Meloni, che ovviamente si occupa soprattutto della sua battaglia politica.

 

Per fortuna del quotidiano romano, nella sua rubrica “Posta e risposta”, Francesco Merlo fa il controcanto ai toni polemici dell’inchiesta, rimettendo le cose a posto. Quella che c’era da raccontare, spiega è “una grande storia di vite spericolate” … “che darà finalmente spessore a Giorgia Meloni”. Si tratta qui di una vicenda famigliare complessa e quasi romanzesca, di rapporti complicati del marito e del compagno della madre, finito poi, a quel che si dice, con un matrimonio con una sorellastra. Aver vissuto in questo ambiente e subìto questi contrasti, secondo Merlo, è uno dei fattori “da cui prende infatti forma la forza di carattere e la sapienza di vita che stanno segnando una leadership inaspettata”. Riferirsi al “grasso della vita” agli “affetti a tinte forti che diventano affari” è vero giornalismo, cioè il racconto di esperienze e condizioni che hanno segnato il carattere e la formazione di un personaggio politico di primo piano.

Se non fosse chiaro abbastanza, Merlo dà un senso lapidario al suo controcanto: “I bravi giornalisti non sono poliziotti e non cercano reati”. Forse non tutti i giornalisti sono bravi, verrebbe da aggiungere. In ogni caso va sottolineato che c’è chi, anche nell’infuriare di una campagna un po’ sgangherata, trova il modo di invitare a un ragionamento più pacato e ironico, che alla fine è l’unico che può essere convincente. A trovarli giornali come Repubblica, che si smontano da soli. Chapeau!

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