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Così l'Italia si arma per la controffensiva in Ucraina

Claudio Cerasa

Nuove armi, estrazione di gas e un dossier dell’intelligence che suggerisce perché la resistenza armata è cruciale. Luglio è il mese del contrattacco e riguarda anche Draghi

Il ritiro improvviso da parte della Russia delle sue forze militari dall’Isola dei Serpenti, isola del Mar Nero occupata all’inizio del conflitto dai soldati russi, arriva in un momento simbolicamente significativo per il futuro della guerra in Ucraina. La Russia ha finora conquistato circa il venti per cento del territorio in Ucraina e lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, a margine dell’ultimo vertice del G7, ha ammesso che in occidente c’è “preoccupazione” per “il costante progresso” dell’esercito russo registrato nelle ultime settimane. L’elemento che però trasforma il ritiro della Russia dall’Isola dei serpenti in un atto dall’alta valenza simbolica ha a che fare con una consapevolezza condivisa durante il vertice del G7 e durante il vertice della Nato dai leader dei più importanti paesi del mondo: se è vero che giugno è stato il mese dell’avanzata della Russia in Ucraina, luglio sarà il mese della controffensiva dell’Ucraina contro l’esercito russo. Ieri, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato di essere pronto a inviare “nei prossimi giorni” armi all’Ucraina per un valore totale di 800 milioni di dollari. E di concerto, nelle prossime ore, anche i paesi dell’Unione europea faranno un passo in avanti per continuare a fare in modo ancora più deciso ciò che hanno fatto finora: armare la resistenza ucraina preparandosi a quelle che potrebbero essere le ritorsioni della Russia.

Per quanto riguarda l’Italia, sul tavolo di Draghi, come racconta al Foglio una fonte qualificata a conoscenza del dossier, ci sono quattro questioni da portare a termine. La prima riguarda la presentazione di un quarto decreto sulle armi che permetterà all’Italia di spedire in Ucraina armi più a lunga gittata capaci di colpire obiettivi fino a 80 km e che darà la possibilità all’industria militare italiana di dar vita a quella che in gergo viene definita operazione revamping: l’ammodernamento di quella porzione di arsenale militare tecnicamente non più utilizzabile. La seconda questione importante, in attesa che l’Ucraina acquisti direttamente nuove armi dalle industrie militari europee, eventualità per la quale dalla Farnesina è già arrivato il nulla osta, riguarda l’attività di addestramento che da alcune settimane l’esercito italiano sta svolgendo con discrezione in Francia e in Polonia con alcuni addestratori dell’esercito ucraino per insegnare loro a utilizzare al meglio alcune delle armi inviate in questi mesi dall’Italia in Ucraina. La terza questione riguarda un dossier economico che si trova sulla scrivania del presidente del Consiglio e quel dossier ha a che fare con uno scenario che si andrà a verificare tra dieci giorni quando tra il 10 e il 21 luglio l’afflusso di gas russo in Germania verrà ridotto per presunti lavori di manutenzione al gasdotto Nord Stream di circa il 50 per cento.

In quei giorni, è convinzione dei ministri più vicini al dossier, non è da escludere che la Russia, anche per rispondere alla controffensiva ucraina, il cui obiettivo principale è quello di riprendersi alcune delle città conquistate dall’esercito putiniano, possa chiudere ulteriormente il rubinetto del gas anche in direzione dell’Italia. E dovesse manifestarsi uno scenario del genere il governo italiano, che si dice convinto di riuscire a raggiungere entro novembre il 90 per cento di riempimento degli impianti di stoccaggio di gas, sarebbe pronto a portare in Consiglio dei ministri un provvedimento d’urgenza gradito alla stragrande maggioranza dei partiti presenti nel governo (tranne al M5s) e che un ministro della maggioranza sintetizza così: “Un’operazione straordinaria per iniziare a estrarre una parte dei 90 miliardi di metri cubi di gas che si trovano nel mare Adriatico”. Il quarto dossier presente sul tavolo del premier riguarda una motivazione cruciale, e ulteriore, che ha convinto i leader dei grandi paesi europei a fare, di concerto con gli Stati Uniti, un ulteriore passo in avanti nel sostegno alla controffensiva ucraina. Quel dossier ha a che fare con un documento offerto dall’intelligence internazionale ai capi di stato e di governo del G7 e quel documento suggerisce l’altra ragione per cui armare la resistenza è cruciale per difendere l’Europa: Putin, sostiene l’intelligence, anche quella italiana, se dovesse fare passi in avanti verso la Transnistria non si fermerebbe e raggiungerebbe anche la Moldavia. Mosse sugli armamenti, attivazione dell’industria militare, difesa sul gas, allarme dell’intelligence: la controffensiva dell’occidente contro la Russia, a luglio, passa anche da qui. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.