(Ansa)

La macchina del fard

Draghi contro la casalinatja, la disinfomazione 5s, tifa Letta: "Enrico si occupi di Conte"

Carmelo Caruso

Per il leader del M5s la riforma del Csm diventa il "new spese militari". E' tornato pure Alfonso Bonafede. Al governo parlano della strategia della manipolazione

Ritagliano, incollano, manipolano. È la casalinatja, il monopattino della disinformazione, la macchina del fard. Al ministro Lorenzo Guerini hanno attribuito la retromarcia sulle spese militari. Non era vero. Hanno strappato una riga di una sua lettera e l’hanno “photoscioccata”. La riforma Cartabia che si vendevano come un “loro successo” ora è “un compromesso al ribasso”. Giuseppe Conte la vuole riscrivere. Per il governo si chiama “strategia della manipolazione”.


Non era dunque un’esagerazione, di chi è preoccupato per il gas rublo di Putin (la Ue sta ancora traducendo il suo decreto mentre l’Italia “non” si prepara a varare lo stato d’allarme) e non si può neppure derubricare al tentativo di un dandy, Conte, il camiciados Allonsanfàn dei fratelli Taviani, quello di rabbia e tarantella (ta-ra-ta-ta-ra-ta-tarata-Ta). Arruffa il popolo ma con l’orologio pataccone. Non ha solo tolto il partito a Beppe Grillo, ma pure il vecchio mestiere.

 

A Palazzo Chigi chiedono l’intervento del leader Nato, Letta: “Enrico, occupatene”. Vogliono che sia il Pd a neutralizzare Potere pochettista. E’ la stessa cortesia che si riserva ai famigliari degli svalvolati. Prima si citofona a chi gli vuole bene, poi si getta un secchio d’acqua fresca. C’è un piano scientifico del dandy, la tecnica per un colpo di sole, per fare collassare Mario Draghi. E’ a tappe e prevede l’avanzata su giustizia e inflazione in compagnia di Maurizio Landini. Il segnale? E’ stato precettato il ministro fiumano, il reduce, Alfonso Bonafede, “il Bob Sinclar senza grazia e giustizia”.

 

Nessuno sapeva dove fosse rifugiato. Ieri invece is back. Su Facebook ha scritto una nota: “Bisogna affrontare il tema urgente della riforma del Csm. Purtroppo ci sono diversi nodi politici irrisolti”. Parla come l’altro, del resto si erano selezionati tra di loro. E’ infatti la riforma del Csm la new “ci opporremo con tutte le nostre forze”.

La ministra Cartabia ha lasciato intendere che la richiesta della destra, di eleggere il prossimo Csm con il sistema del sorteggio, sarebbe incostituzionale. Si racconta addirittura che Sergio Mattarella non metterebbe la sua firma. Il sorteggio è la soluzione finora avanzata dal centrodestra. Il M5s si è sempre accontentato dello “stop alle porte girevoli”. Il Pd, con la responsabile Anna Rossomando, ha lavorato di concerto con la ministra. Stanno insomma sulle cose e non per caso.

 

Perché dunque Conte guarda a questa riforma e si sfrega le mani? Perché è a pochi chilometri da Palazzo Chigi. Perché se ne torna a ragionare da lunedì e perché è indispensabile per il Pnrr. Si ripete. C’è del calcolo in questa nuova agenda del dandy, detto anche El Cid dalla mala figura. Il sorteggio è l’innesco. La polvere è della destra ma il fiammifero lo può accendere il M5s del camisados. Questi sono alcuni dei suoi giureconsulti  mobilitati: Giulia Sarti, definita dai suoi colleghi “la Madonna Inquisizione”; Vittoria Baldino alias “la sciantosa”; Francesco Silvestri è invece “nc” che sta per “non classificato”.

 

Se ne sono accorti anche da Palazzo Chigi. E’ stata chiamata casalinatja perché è un ufficio di propaganda ma di un sistema articolato.  Esiste un battaglione di oppressione nazionale (i parlamentari del dandy) che  può contare sull’aiuto sotterraneo di ministeri stranieri a questo governo. Uno è quello della Cultura che continua a tenere in ostaggio i progetti di impianti fotovoltaici (162 mai esaminati).  Come intervenire quindi? La ministra Cartabia può impiegare il tanko “fiducia” mentre Roberto Cingolani servirsi dello stinger “poteri sostitutivi”. Sono le sanzioni che si possono attuare contro Potere pochettista. Non vogliono cambiare il mondo ma tornare al loro antico.
 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio