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a due anni dal primo contagio 

Gli italiani che scoprono l'Italia. Non ne usciremo migliori ma più consapevoli sì

Claudio Cerasa

Estremismi governati. Giovani disciplinati. Crescite sorprendenti. Insegnanti in rivolta contro i sindacati. Un censimento sul nostro paese, alla prova della pandemia

Ci si vaccina più del previsto, si licenzia meno delle attese, si protesta meno di quanto si potesse temere, ci si indebita meno di quanto ci si potesse aspettare, si cresce più di quanto ci si potesse aspettare. E a due anni tondi tondi dal primo contagio per così dire autoctono registrato in Italia (era da poco passata la mezzanotte del 20 febbraio 2020 quando l’assessore al Welfare della regione Lombardia diede la notizia di un 38enne positivo al Covid-19 ricoverato all’ospedale di Codogno) si può dire che il censimento traumatico, doloroso e drammatico a cui l’Italia è stata costretta a sottoporsi durante la pandemia ha contribuito giorno dopo giorno a mostrare agli italiani un volto dell’Italia molto diverso rispetto a quello che gli stessi italiani si erano da tempo abituati pigramente a cucirsi addosso. Succede così che gli indisciplinatissimi italiani siano riusciti a fare quello che molti paesi europei non sono riusciti a fare ovverosia vaccinare in massa i cittadini, facendo scaricare loro milioni di green pass per proteggere se stessi e anche l’economia (con i giovani tra i 20 e i  29 anni che si sono vaccinati anche più dei propri genitori).

 

Succede così che gli insubordinatissimi italiani siano riusciti a governare gli estremismi della pandemia con risultati invidiati in buona parte d’Europa (in Germania, in Olanda, in Francia, i No vax hanno riempito le piazze, in Italia no: citofonare Circo Massimo). Succede così che gli esagitati elettori dei partiti populisti decidano di fottersene dei consigli dei loro leader e scelgano di vaccinare in massa anche le fasce della popolazione che i leader meno estranei al populismo da mesi consigliano di non vaccinare (le regioni governate dalla Lega, il cui segretario non consiglia ai giovani di vaccinarsi, sono tra quelle che fanno registrare tassi di vaccinazione dei giovani tra i più alti dell’Italia). Succede così che i solitamente non esaltanti dati sulla produzione industriale dell’Italia a livello europeo si trasformino in dati esaltanti che proiettano nel 2021 l’Italia verso una produzione industriale (+11,8 per cento) superiore a quella della Spagna, della Francia e della Germania. Succede così che gli indebitatissimi italiani riescano a fare per la prima volta dopo molto tempo meno debito del previsto (nel 2021, il debito pubblico dell’Italia sarebbe dovuto essere vicino al 160 per cento del pil, le prossime stime dell’Istat dovrebbero confermare che il debito pubblico è stato più vicino al 150 per cento del pil).

 

Succede così che i detrattori degli imprenditori specializzati nell’accusare gli industriali di essere dei farabutti fino a prova contraria scoprano che le imprese durante la pandemia hanno scelto anche dopo lo sblocco dei licenziamenti di assumere piuttosto che licenziare (nel 2021, i contratti cessati ogni mese dopo lo sblocco sono stati circa il 40 per cento in meno rispetto al 2019). Succede così che i denigratori del sistema industriale italiano si ritrovino di fronte ai propri occhi dati che indicano una vitalità della nostra economia superiore a ogni più rosea aspettativa (rispetto al 2019, nel 2020 si sono verificati meno fallimenti e, più in generale, meno uscite dal mercato, con una tendenza confermata anche nel 2021). Succede così che i sindacati della scuola promuovano scioperi a cui gli insegnanti sistematicamente non aderiscono (allo sciopero nazionale dei docenti, indetto il 21 dicembre, aderì il 6,21 per cento del personale). Succede così che l’Italia, fra tutti i paesi europei, sia il paese che negli ultimi due anni ha registrato l’incremento di persone favorevoli all’Unione europea più forte in tutta Europa (66 per cento, undici punti percentuali in più rispetto al 2020, secondo l’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro).

 

Per molti anni, l’Italia si è autodescritta come un paese individualista, un po’ pazzo, con tendenze innate verso derive populiste. E invece due anni dopo l’inizio della pandemia scopriamo di essere non così estremisti, con un 15 per cento appena di persone con cui si fatica a dialogare (No vax), con una saggezza impensabile (abbiamo spesso rispettato regole che nemmeno capivamo) e un senso della responsabilità che è qualcosa in più di una semplice scappatoia retorica. Dire che ne usciremo migliori è dura. Dire che ne usciremo più consapevoli forse sì. Comunità e disciplina. Gli italiani hanno scoperto l’Italia? Chissà.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.