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La nuova giunta di Roma c'è, ma non è quella che si sognava

Simone Canettieri

Gualtieri presenta i nomi del governo cittadino. Prevalenza femminile tra gli assessori, ma troppi sono stati i rifiuti di manager e grand commis: le retribuzioni scarse hanno pesato sui loro "no"

Bisogna partire dalle donne. Avranno sulle spalle Roma. Sei in totale, come gli uomini. Il sindaco Roberto Gualtieri entra emozionato nella sala della Protomoteca per presentare la sua giunta. Ed è seguito dalla componente femminile della squadra. Archiviata Virginia Raggi, Silvia Scozzese diventa la donna più potente della Capitale: vicesindaca con delega ai cordoni della borsa. Si occuperà di Bilancio. Si tratta di un ritorno dopo l’avventura zigzagante con Ignazio Marino (chiamata per puntellare il chirurgo dem si dimise in polemica: fu l’inizio della fine di quella storia). All’epoca era mora, ora è bionda. Parla con i numeri. E’ una tecnica scuola Anci (vicina a Dario Franceschini). Molto seria. Inflessibile. Militare. Si può tentare la carta onomastico: oggi è Santa Silvia! Risposta: “Lo sapevo, che bello: una festa nella festa”.

 

Non è aria. Gualtieri  prima di entrare in sala ha riunito la squadra. Ha guardato tutti negli occhi. E come Greta ha detto: “Parliamo con i fatti”. Niente bla bla bla. Dunque zero interviste almeno fino alla prima giunta (in programma domani, oggi c’è il debutto in Consiglio comunale). Come nei migliori primi giorni di scuola c’è anche la compagna di classe che nessuno conosce: Ornella Segnalini, dirigente generale in quiescenza del ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili. E’ entrata in rosa all’ultimo minuto dopo lungo corteggiamento (il suo cellulare è stato fornito al sindaco il giorno della vittoria da Paola De Micheli, ex regina del ministero di Porta Pia). Si occuperà di Lavori pubblici, e dunque, per farla abbastanza breve, di buche e strade.

 

Ci sono anche Monica Lucarelli, mondo Confindustria, e provenienza lista civica (Attività produttive), Barbara Funari (Sociale: delicatissimo) in quota Demos e dunque Sant’Egidio, Claudia Pratelli alla Scuola (area di sinistra) e la spigliata Sabrina Alfonsi (minisindaca del Pd del I municipio) che dovrà gestire la patata bollente dei rifiuti. Colpo d’occhio: il sindaco strizza gli occhi felice, sobrietà estrema. Poi entrano subito gli uomini. Altra inquadratura: curricula alla mano (sono tutti laureati) la sensazione è quella che non siano i Galácticos: non c’è da stroppicciarsi gli occhi. Lo sanno anche in Campidoglio. Da una parte c’è un ex ministro dell’Economia, dall’altra un gruppo eterogeneo di pezzi di Roma, più innesti tecnici. Nel frattempo fra il pubblico spuntano Mario Ciarla (ombra dem del sindaco, insieme al deputato Claudio Mancini) e Ignazio Vacca ex capo segretaria al Mef e figlio di Beppe (qui siamo in zona Istituto Gramsci). Entrambi entreranno nelle segrete stanze appena finita la breve conferenza stampa. Ci siamo quasi per le foto di rito. Luigi Coldagelli, portavoce già ai tempi di Veltroni, dice a tutti  di togliersi la mascherina per la sparata di flash. Miguel Gotor sta all’estrema destra di Gualtieri: è il prof e storico che si occuperà di Cultura. (“Sono professore ordinario, non associato”, riprende un cronista prima di andarsene). “Chi è più elegante tra me e lui?”, chiede scherzando Alessandro Onorato (Turismo, Grandi eventi e sport) dandosi di gomito con Tobia Zevi (Patrimonio).

 

Onorato, di blu vestito, fa vedere la cravatta di Battistoni (boutique iconica di via Condotti in campo per Gualtieri), regalo dell’ex senatore dem Raffaele Ranucci. In serata gli telefona Giovanni Malagò, numero uno del Coni per gli auguri. Si dispongono gli altri. Andrea Catarci (anima di sinistra, falange Garbatella) è quello più casual e dovrà mettere in pratica questo slogan bellissimo della Roma in 15 minuti. Maurizio Veloccia ride (avrà l’Urbanistica), Eugenio Patanè (Mobilità) riflette sullo stipendio “dimezzato” visto che prima faceva il consigliere regionale. Ecco, la faccenda della pecunia, che olet eccome, è stata decisiva per esempio per bloccare l’arrivo da Palazzo Chigi di Marco Leonardi. Ma anche forse per attrarre top manager o figure di una certa risonanza mediatica. Di fatto il sindaco difficilmente troverà qualcuno in grado di tenergli testa quando ci saranno le giunte. A sé ha avocato le deleghe più importanti e strategiche (a partire dal Pnrr). Il clima è sobrio, si vola bassi. Calenda attacca, Raggi non sa come comportarsi. L’impresa eccezionale sarà essere normale?

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.