Il retroscena

Gualtieri cerca assi per la giunta, ma nessuno vuole guadagnare 3.500 euro

Crescono le aspettative sul Campidoglio. L'ex ministro è alle prese con la formazione della squadra, più complicata di una manovra finanziaria

Simone Canettieri

Il sindaco di Roma  e la grana assessori. Per alzare il livello sta chiamando top manager e grandi dirigenti dello stato. Lo stipendio però è troppo basso. E arrivano i primi rifiuti. Così prende tempo: se ne riparla la prossima settimana

Gira una battuta rivelatrice in Campidoglio: “Per Gualtieri è stato più facile  gestire le manovre del governo durante il Covid, che chiudere la giunta di Roma”. In effetti pare che sia così. I motivi sono diversi. Attenzione: non si tratta solo della fame di posti del centrosinistra romano, a dieta da ormai sei anni.  Questa democratica e fisiologica voglia di potere  c’è, per carità. Il nuovo sindaco della capitale sta usando il metodo delle consultazioni quirinalizie con tutti i partiti e partitini, liste  e piccoli ras che lo sostengono. Tutti a chiedergli uno strapuntino. A fargli una proposta. O un’autocandidatura (“sai Roberto, non mi vedrei male al Turismo”). 
 

Gualtieri – seguito  in questi passaggi dall’occhio esperto del deputato dem Claudio Mancini  – ascolta e non si espone. Anche oggi riprenderà a incontrare persone. E’ pronto a salire in Campidoglio Alessandro Onorato,  ingegnere della lista civica che ha pescato nel centrodestra: gli spettano due posizioni di governo. Tutto legittimo.

Ma il vero problema che sta riscontrando l’ex ministro dell’Economia è un altro. Strutturale. Profondo. Per la giunta di “alto livello” che ha in mente  la domanda e l’offerta non si toccano.  E così sta iniziando a ricevere dei cortesi “no, grazie”.

Gli assessorati chiave che ha in mente sono almeno tre: Bilancio, Lavori pubblici, Urbanistica. Cerca alti dirigenti dello stato, manager affermati, gente che sia in grado di mettere le mani sul motore.

E però quando i contattati vengono a sapere che lo stipendio è di 3.500 euro al mese si ritraggono. Un assessore a Roma ha compiti equiparati a quelli di un ministro, a momenti. Per la densità di dossier, per le responsabilità, per la complessità dell’amministrazione capitolina.

Il gioco non vale la candela, spiegano sotto voce diversi super professionisti contattati. E non si tratta di mancanza di spirito civico, ma di concretezza: perché lasciare una carriera avviata e ben remunerata per andarsi a ficcare in una bolgia con una paga  non equiparata alla sfida? Discorso diverso, per esempio, per quanto riguarda le posizioni dirigenziali: direttore generale, city manager, amministratori delle municipalizzate. In questi casi gli emolumenti sono adeguati e competitivi. Ma per l’assessore no. Questo è lo gnommero di Gualtieri. Non facile da dipanare. Ecco perché  questa settimana non dovrebbe svelare sorprese. Anche perché il week-end lo vedrà impegnato nelle vesti di padrone di casa del G-20. La difficoltà è reale – ma non insuperabile – tanto che il sindaco ha chiesto ai presidenti dei municipi (14 su 15 sono finiti al centrosinistra) di non procedere con il varo delle rispettive giunte. Per fare in modo che non spicchi lo spread tra la velocità delle ex circoscrizioni e la lentezza del Comune, alle prese con un’operazione complicata. Piena di equilibri da rispettare (politici e di genere) e di moral suasion da applicare.

E dunque ecco la vera manovra complicata dell’ex ministro dell’Economia. E cioè respingere l’assalto alla diligenza dei partiti da una parte e mettere in campo, dall’altra, la sua agenda telefonica per convincere diversi pezzi da novanta a fare questo “sacrificio per il bene di Roma, dei romani e dunque di tutta Italia”. Il sindaco è sicuro di farcela, per via di un’autorevolezza che gli viene riconosciuta. E di cui ieri ha dato un assaggio: è riuscito a far approvare un sub emendamento al Dl Infrastrutture per tappare le buche. Cinque milioni di euro per l’Anas. Con lavori eseguiti di notte per non turbare la vita già complicata dei romani.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.