Verso la manovra

Nella testa di Daniele Franco, il ministro che non vuole fare il premier

I suoi interventi iniziano con la locuzione “innanzitutto” per poi concludersi con la promessa “sarà mia cura riferire”

Carmelo Caruso

Circondato dai partiti in vista della manovra. Resiste, difeso da Draghi, ma si infastidisce quando dicono che possa prendere il suo posto. E' il ministro "preferirei di no". E' la sua settimana decisiva

Dicono che parli molto, che ascolti tanto e che a tutti i ministri replichi: “La disponibilità c’è, l’impegno pure, ma l’impianto della manovra rimane quello”. E raccontano che così facendo, con la morbida durezza, il titolare dell’Economia, Daniele Franco, si difenda da questo assedio dei partiti, da questa “Lega quota 100” e dal “M5s superbonus”, lo stesso movimento che lo accusò, sotto la dominazione di Rocco Casalino, di essere la “manina”, la “vipera” che impediva il decreto dignità, l’ex Ragioniere dello stato “pezzo di m…”, in pratica la molecola che impediva lo sprigionarsi della rivoluzione, il “frontman” mascherato di nero.

 

Nella settimana decisiva, la settimana della Finanziaria e del G20, la Lega pretende da lui di avere Quota 102 per almeno altri due anni; il M5s gli chiede invece, dopo la conferma del Rdc, di fare il bis con il cashback che è un brevetto di Giuseppe Conte; il Pd attende una soluzione per Mps che non sarà più acquisita da Unicredit. E’ insomma il ministro di scena che fa di tutto per rimanere fuori scena. Viene dato come possibile successore di Mario Draghi a Palazzo Chigi e confidano che ogni volta che lo sente ci rimanga male come se la promozione fosse una distrazione dai suoi impegni, un modo per confonderlo dai dossier: “A Palazzo Chigi, io? Ma perché?”.

 

Risponde che ha tante “cose da fare” e che fare il premier non è la sua ambizione e che anche il ministro lo ha fatto per chiamata, “una chiamata a cui non si poteva di dire di no”. Non si può neppure scrivere che si infastidisce. E’ l’idea che lo turba perché sarebbe un ulteriore “fuori ruolo”. Si sente di ruolo solo a Bankitalia dove hanno sempre garantito: “Sarà lui il prossimo governatore al posto di Ignazio Visco”. Al Mef lo chiamano infatti “il ministro preferirei di no”. I sottosegretari lo conoscono ma non hanno confidenza.

 

Ha una consuetudine con Alessandro Rivera e Biagio Mazzotta, direttore generale del Tesoro uno e Ragioniere dello stato l’altro. Da Bankitalia ha chiamato come collaboratori, Riccardo Cristadoro, Luisa Carpinelli, Maura Francese. Altro consulente è il professore Alessandro Santoro. E’ una squadra di discreti come lo è alla fine Franco. Sono i numeri che lo sciolgono e le attenzioni che lo indispongono. In televisione non ci va. Interviste non ne fa. Ne esiste una ma in quasi un anno di governo e per parlare di G20, che è la “fuga all’inglese”.

 

Sul sito del Mef sono più numerosi gli interventi che iniziano con la locuzione “innanzitutto” per poi concludersi con la promessa “sarà mia cura riferire”. Alle conferenze stampa di governo sceglie sempre la sedia sinistra e non solo perché vuole evitare la metafora del braccio destro, ma perché è lo stratagemma dei timidi, il modo migliore per uscire dall’inquadratura. C’è in questo suo lavorare ai “margini”, questo lavoro da compiere prima di giovedì, giorno in cui deve essere convocato il Cdm, una cifra del suo carattere. Una delle frasi che non a caso ripete in queste ore è “ci sono i margini”, che è un modo per trattare con i partiti, ma da “adulti”. La proposta della Lega si sa già dunque che non passerà ma che appunto ci “sono margini” per altre soluzioni (ieri, Draghi e Salvini si sono visti). Gli otto miliardi di tagli alle tasse potrebbero essere tolti dal derby dei partiti ed essere destinati in un fondo.

 

Il M5s dovrà invece cedere qualcosa. Chi sta assediando Franco sta assediando la figura sbagliata. Franco interpreta il volere di Draghi ma non è, come qualcuno ha scritto, il suo ministro “Alexa”. E’ come in “Squid game”, il suo gganbu, il compagno speciale, il ministro con cui Draghi ha sicuramente l’intesa. Su di lui si stanno moltiplicando i ritratti, tirando fuori dalla memoria le sue note a piè di pagina (ce ne sono in ogni suo testo), le “coperture” che chiedeva ai governi Renzi, Gentiloni nella sua veste da Ragioniere. Si cerca di tracciare un profilo dell’inconoscibile che in verità si conosce. E’ il “milite noto” dal futuro ignoto.
 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.